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Ue. Immigrazione. L'America Latina contesta la legge sui rimpatri

Un seminario del Parlamento europeo illustra il funzionamento della Carta Blu sull'immigrazione altamente qualificata. L'Organizzazione degli stati americani ed il Gruppo di Rio contestano unite proprio la legittimità della legge sui rimpatri approvata lo scorso 18 giugno.

Un seminario organizzato al Parlamento europeo discute la direttiva sulla così detta "Carta Blu", proposta nell'ottobre scorso dall'allora Commissario alla Giustizia Franco Frattini. La direttiva, che deve ancora seguire tutto l'iter di prassi per essere approvata prima dal Consiglio e poi dal Parlamento, propone un documento simile alla Green Card statunitense per attrarre nell'Unione europea immigrati qualificati.

Il relatore del seminario, la parlamentare del Partito popolare europeo Ewa Klamt, spiega che a differenza degli Stati Uniti e dell'Australia, l'Unione europea non è stata in grado di attrarre lavoratori altamente specializzati e qualificati in diversi ambiti. Secondo il progetto, la Carta Blu non sarà un permesso di residenza definitivo come la Green Card, ma dovrebbe consentire ai lavoratori altamente specializzati di spostarsi all'interno dell'Unione dopo un paio d'anni di lavoro in uno stato e successivamente di tornare al proprio paese e rientrare anche dopo 4-5 anni senza riavviare tutta la pratica d'immigrazione.

La proposta di direttiva sull'ingresso e soggiorno dei lavoratori altamente qualificati (23 ottobre 2007).

Nello stesso giorno in cui l'Unione riapre la discussione sulla regolamentazione del flusso di immigrati, nell'ambito di una più ampia armonizzazione della legislazione comunitaria sull'immigrazione il cui primo passo è stato l'approvazione della direttiva su Rimpatri il 18 giugno scorso, dal mondo arrivano le voci di protesta sulla nuova linea europea in materia di immigrazione.

Ieri, il ministro della Difesa peruviano, Antero Flores-Araoz, ha detto che l'Organizzazione degli Stati Americani (Osa) deve ottenere un cambio di posizione del Parlamento europeo sulla controversa direttiva sull'immigrazione irregolare che permette il rimpatrio dei clandestini. Secondo Flores-Araoz, i paesi latinoamericani avrebbero diritto a proteggere i loro compatrioti che emigrano verso altri paesi alla ricerca di migliori opportunità e condizioni di vita, e l'Osa è il foro adeguato per trasmettere la loro richiesta all'Unione Europea. Secondo la rappresentante peruviana presso l'Osa, Maria Zavala, che è stata anche presidente della Corte Superiore di Giustizia del Perù, la nuova direttiva europea «... contravviene a molte norme internazionali in materia di diritti umani e libertà personale». Circa 200 mila peruviani risiedono oggi in paesi dell'Ue.

La notte scorsa anche il Gruppo di Rio si è detto preoccupato per la direttiva europea per la lotta all'immigrazione clandestina. In un comunicato del ministero degli Esteri messicano si legge che «... i governi degli stati membri del gruppo di Rio esprimono la loro preoccupazione dopo l'approvazione da parte del parlamento europeo della direttiva per il rimpatrio degli immigrati clandestini». L'organizzazione, che raduna 21 paesi dell'America latina e dei Caraibi si dice «... convinta della necessità di proteggere e rispettare senza restrizioni i diritti dell'uomo e dei migranti, in conformità con le raccomandazioni del Parlamento europeo e dei parlamenti latino-americani emerse nel corso della recente assemblea Eurolat del primo maggio 2008» a Lima.

Una delle prime reazioni proveniente dall'area latina è stata quella del presidente dell'Ecuador Rafael Correa,
che ha proposto la creazione di un fronte regionale di protesta contro la legge sui rimpatri, da lui definita "la direttiva della vergogna". L'Ecuador insieme a Bolivia, Perù e Colombia fa parte della Comunità Andina delle Nazioni (Can): la direttiva riguarderebbe quasi tre milioni di immigranti di immigrati provenienti dalla Can.

Il presidente del Venezuela Hugo Chaves ha minacciato la chiusura del commercio del petrolio con i paesi dell'Unione che applicheranno la direttiva. Il presidente del Brasile, Luiz Lula da Silva, ha dichiarato invece che in Europa «... torna a soffiare il vento freddo della xenofobia come falsa risposta a problemi di natura economica e sociale».

Il presidente della Bolivia Evo Morales, che già aveva diffuso una lettera aperta sulla direttiva, ha convocato i suoi pari della regione per avviare una mobilitazione internazionale contro la norma Ue. La prossima riunione del Mercosur (il Mercato comune del Sud, comprendente Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela), che si terrà in Argentina il prossimo 1 luglio, affronterà la questione per trovare una risposta comune.


Links:
Je fais appel à la conscience des députés européens, la lettera aperta del presidente boliviano Evo Morales sulla direttiva dei rimpatri, "Libération" (Francia) 13 giugno 2008.
Como voto Europa la feroz ley antiinmigrantes, "Milenio" (Messico), 20 giugno 2008.
Europa y la ley de la discordia, "Milenio" (Messico), 24 giugno 2008.
Europa aprobó una durísima ley antiinmigrantes, "Pagina 12" (Argentina), 19 giugno 2008.
El viento frio de la xenofobia vuelve a soplar, "Pagina 12" (Argentina), 24 giugno 2008.(redazione ami bruxelles)2008-06-26 10:23:57
Fonte foto: (ami)

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