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Rifiuti, ambiente e salute. In Campania aspettativa di vita inferiore alla media nazionale

All'emergenza dei rifiuti in Campania si risponde con la decisione di costruire megaimpianti di termovalorizzazione. Tutto questo in una regione con un'aspettativa di vita inferiore alla media nazionale e la più alta percentuale di malati di tumore. L'autorevole parere di Antonio Marfella, oncologo e tossicologo, dell'Istituto Pascali di Napoli.

A Napoli rispetto alla media nazionale si ha il 25% di tumori in più. Questo è il dato certificato dal registro campano sulle patologie oncologiche. Inoltre, se ci fossero dati relativi rigurdanti solo Napoli e provincia con ogni probabilità il dato sarebbe ulteriormente negativo. La causa è attribuibile principalmente al cattivo controllo del territorio e dell'ambiente, la vicenda dei rifiuti costituisce solo uno dei molteplici fattori. Altro dato allarmante riguarda l'aspettativa di vita dei cittadini campani, inferiore di due anni per genere rispetto alla media nazionale. E per una regione non industrializzata come la Campania la causa non può che essere cercata nella gestione del patrimonio ambientale.

Secondo Antonio Marfella, oncologo e tossicologo dell'Istituto Pascali di Napoli, il problema è attribuibile in primo luogo ad una cattiva gestione della prevenzione primaria e secondaria. Questo dato reggerebbe se venisse confrontato con regioni come la Lombardia; ma anche se si accostasse il dato regionale a quello di altri territori dallo stile di vita simile a quello campano, emergerebbe un risultato allarmante. Il tumore è solo una delle patoligie riferibili ad una cattiva gestione del territorio (altre facilmente riscontrabili sono i disturbi endocrini, le disfunzioni metaboliche, le endometriosi, o anche la sindrome di Alzheimer). E' infatti vasta la gamma di patologie che direttamente connesse a responsabilità ambientali: secondo ricerche di Legambiente, in questi decenni circa 530.000 autotreni hanno scaricato sostanze tossiche sul territorio campano. Necessario sarebbe quindi riuscire a quantificare quanto questo fattore abbia realmente inciso sui dati negativi della salute registrati in Campania.

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La malagestione dell'ambiente campano potrebbe essere facilmente esemplificata dal caso di Acerra. Quello del piccolo comune della provincia napoletana è tra i territori più fertili d'Italia, oggi però martirizzato da una cattiva industrializzazione e da un costante, metodico avvilimento - qui la diossina è stata scaricata in località Calabricito, ma nessuna bonifica o messa in sicurezza è stata mai pianificata -, e anche dallo sversamento di una industria pesantemente inquinante come la Montefibre. Il tutto nonostante la presenza di una intensa attività pastorizia. Per Acerra non vi è stata alcuna possibilità di evitare questo disastro ambientale, a cui si è aggiunto anche il cosidetto colpo di grazia: la costruzione del più grande e obsoleto inceneritore d'Europa.

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Ma la contaminazione registrata è legata, oltre che all'inquinamento, anche alla catena alimentare. Una brutta presa di coscienza per chi era convinto di vivere in un territorio a vocazione agraria. Il dott. Marfella si è sottoposto, a sue spese, a specifici test per rilevare i livelli di diossina nel sangue: le analisi hanno riscontrato 74 picogrammi di diossina per grammo, oltre sette volte il livello base di riferimento fissato in 10 picogrammi per grammo, valore medio di riferimento per gli abitanti di centri industriali. Eppure Marfella vive e lavora tra il centro storico e il centro di nuova edificazione di Napoli, lontano da presidi industriali. Anche Giampiero Angeli e Mario Cannavacciuolo si sono sottoposti alla medesima indagine. Al primo, che conduce la sua vita a Castelvolturno, cinquecento metri lontano dal sito dove furono illegalmente sversati fanghi tossici provenienti dalle raffinerie di Porto Marghera, sono stati riscontrati 45 picogrammi per grammo. Cannavacciuolo, che proprio ad Acerra svolge il mestiere di pastore, resiede in località Pantano, laddove la terra è avvelenata dagli sversamenti abusivi di diossina effettuati dalla Pellini e dagli scarichi non a norma e non controllati della Enichem: per lui l'indice è stato di 47 picogrammi per grammo.

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Nonostante uno scenario drammatico, offensivo per la cittadinanza campana, si ipotizza comunque la costruzione di nuovi termovalorizzatori, con impianti da edificare sul tessuto urbano. Come quello che il Comune si sta apprestando a proporre per Napoli est, ex zona industriale della città. Megaimpianti superiori alla media europea per dimensioni, capacità inquinante e anche per fatturati per le società e gli imprenditori che li amministrerebbero. Napoli si appresterebbe così ad essere ancora terra da macello per ulteriori speculazioni inerenti alla cattiva gestione dei rifiuti.

Guarda il video(alessandro di rienzo)2008-06-19 16:04:51
Fonte foto: (ami)

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