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Polemica politica in Italia, Calderoli: «Verificare se sacrfici servono»

Afghanistan, due militari italiani uccisi in un attentato

Feriti gravemente altri due soldati, ma non in pericolo di vita. Le salme in Italia mercoledì

Due nuovi morti italiani in Afghanistan nell'ambito della missione delle forze Isaf. Massimiliano Ramadù e Luigi Pascazio sono rimasti vittime di un attentato lungo la strada verso Bala Morghab, località nel nord ovest del paese: l'esplosione di un ordigno artigianale ha colpito in pieno un blindato Lince su cui viaggiavano anche Gianfranco Scirè e Crstina Buonacucina, feriti gravemente alle gambe ma non in pericolo di vita. Il blilndato italiano viaggiava in una colonna composta da militari di diversi nazionalità, circostanza che ha fatto escludere al ministro della Difesa La Russa un attentato mirato contro il contingente italiano. Le salme in Italia mercoledì, i feriti il più presto possibile. In Italia polemica interna alla maggioranza tra Lega e governo sulla presenza nella missione in Afghanistan, ma il premier Berlusconi ribadisce: «La nostra missione è fondamentale». L'opposizione chiede un confronto in Parlamento, dalla sinistra radicale le critiche più dure. Ascolta il punto di Pino Arlacchi (audio), vice presidente della delegazione per l'Afghanistan del Parlamento Europeo.

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Due militari italiani uccisi e altri due, tra i quali una donna, feriti gravemente alle gambe ma non in pericolo di vita. E' il bilancio di un attentato portato nei pressi di Bala Morghab (nel nord ovest dell'Afghanistan) contro un autoblindo italiano. Secondo quanto riferito dal comando italiano di Herat, il fatto è avvenuto alle 9,15 locali (le 5.45 in Italia): secondo la ricostruzione fornita, i soldati si trovavano a bordo di un blindato Lince, inserito nel gruppo di testa di una colonna di decine di automezzi di diverse nazionalità in fase di trasferimento operativo da Herat a Bala Morghab. Il blindato, il quarto della fila, è stato colpito in pieno da un ordigno piazzato ai margini della strada a circa 25 chilometri dalla destinazione finale.


Le vittime, appartenenti al 32° reggimento genio guastatori della brigata alpina Taurinense e nel contingente italiano dell'Isaf, sono il sergente Massimiliano Ramadù, 33 anni, di Velletri (Roma) e il caporalmaggiore Luigi Pascazio, 25 anni, originario della provincia di Bari. Gianfranco Scirè, 28 anni, di Casteldaccia (Palermo), e il caporale Cristina Buonacucina, 27 anni, di Foligno (Perugia) hanno invece riportato ferite gravi che però non ne mettono a rischio la vita: trasferiti immediatamente in elicottero presso l'ospedale da campo di Herat, al primo è stata riscontrata una frattura tibio-tarsica, alla ragazza una doppia frattura alla vertebra lombare e alla caviglia. Secondo quanto riferito dal ministro della difesa Ignazio La Russa, le salme faranno rientro in Italia mercoledì, mentre i feriti saranno rimpatriati al più presto.


Lo stesso La Russa ha voluto chiarire che l'attacco non è stato interpretato come rivolto al contingente italiano, essendo il convoglio composto anche da militari spagnoli, afghani e statunitensi. Ma in Italia le polemiche dopo le nuove perdite militari – le ultime vittime di un attentato in Afghanistan erano state 6 paracadutisti nel settembre 2009 – sono divampate con veemenza soprattutto all'interno della maggioranza. Dalla Lega è arrivata infatti la critica del ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli: «Spesso abbiamo espresso perplessità sull’esportazione della democrazia, ma ogni decisione va presa insieme al resto, non può essere unilaterale. Vedremo a livello internazionale», ha sottolineato, per poi chiedersi di fronte alla «perdita di vite umane che fanno spaccare il cuore [...] se i sacrifici servono». La prima risposta Calderoli la trova in casa, col leader del Carroccio Umberto Bossi che sostiene di non pensare che «possiamo scappare», poiché «questa decisione sarebbe sentita dal mondo occidentale come una fuga difficilmente spiegabile e probabilmente avrebbe delle conseguenze gravi sul governo» di fronte alla comunità internazionale nei confronti di cui va «mantenuta la parola data». Chiude le polemiche interne allo schieramento il premier Silvio Berlusconi, sottolineando che «la nostra missione è fondamentale per la pacificazione dell'Afghanistan»


Dall'opposizione arriva la richiesta della capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro, affinché il governo «venga al più presto in Senato a riferire su quanto avvenuto», perché «il Parlamento e il paese devono essere informati e serve una discussione seria e approfondita sul nostro impegno in Afghanistan». Anche il leader dell'Idv Antonio Di Pietro preferisce non alzare i toni «nel giorno del dolore e della solidarietà», ma chiede anche lui un confronto in Aula, affinché si «proponga una exit strategy». Più dura la reazione dei partiti della sinistra non presenti in Parlamento: il segretario del Pdci Olilviero Diliberto sostiene che «il governo deve ritirare le truppe e lo deve fare chiedendo scusa all'intero Paese per aver mascherato per missione di pace una sporca guerra», mentre il segretario del Prc Paolo Ferrero ribadisce che «dal punto di vista politico deve essere chiaro che dall'illegittima e violenta guerra in Afghanistan l'Italia deve uscire al più presto, ritirando le nostre truppe, come tutti noi e il movimento pacifista chiediamo da anni».

(ami)2010-05-17 14:00:12
Fonte foto: Army.mil

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