Login | Home | Foto | Servizi | Clienti | Produzioni
Prova il nuovo formato h264 [beta]

Multimedia

guarda il video guarda il video in alta qualità audio non presente foto

Bonvicini (Iai): «Si rischia di avere solo rinviato il collasso»

Crisi euro, l'incertezza sul maxi piano spegne l'euforia dei mercati

Dubbi sulla durata, si teme che gli effetti si limitino al breve periodo

Dopo un lunedì di guadagni record, brusco risveglio per le borse europee: quasi tutte in perdita contenuta, a Francoforte guadagni minimi. In negativo anche le piazze asiatiche. Soprattutto non decolla l'euro, segno che la fiducia nel maxi piano Ue-Fmi da 750 miliardi non riscuote fiducia. Gli economisti propongono valutazioni: giudizi contrastanti sul fondo della Bce per l'acquisto di titoli dei paesi in difficoltà, più unanimi sulla scarsa tempestività di intervento e l'assenza di una governance economica comune. I dubbi maggiori riguardano la tenuta del piano, il vicepresidente dello Iai Gianni Bonvicini (video) avverte: «Soluzione tampone a breve durata, se non si riprende a marciare oltre le previsioni attuali, rischiamo solo di rinviare il collaso di un paio di anni».

Articoli Collegati

Smaltita la sbornia, le borse tornano sulla terra. La super giornata delle piazza europee di lunedì, alimentata dall'euforia del maxipiano anticrisi Ue-Fmi da 750 miliardi di euro, è già archiviata: per i mercati mondiali la giornata si chiude in negativo, segno che la fiducia nel piano stenta a resistere. In Asia si teme che le risorse messe a disposizione dai paesi dell'Area Euro, dal fondo di bilancio Ue e dal Fondo monetario internazionale non siano sufficienti a curare la crisi comunitaria. Anche nel vecchio continente si comincia a far fatica a credere nel piano: così, tranne Francoforte che guadagna circa mezzo punto, a Milano il Ftse Mib e il Ftse All Share lasciano sul campo rispettivamente lo 0,46% e lo 0,47%, mentre le altre registrano un calo compreso tra lo 0,7% di Parigi e il punto percentuale, salvo per Lisbona che perde il 2,2%. I dubbi condizionano anche l'euro che, come lunedì, non decolla e resta inchiodato a 1,27 dopo aver toccato 1,2664 per via del possibile declassamento di rating di Grecia e Portogallo da parte dell'agenzia Moody's.


Un piano a durata limitata?
Prevale lo scetticismo, una situazione che non stupisce comunque gli economisti. «Questo piano in qualche modo riuscirà a tamponare la crisi finanziaria di alcuni dei paesi dell'euro, soprattutto quelli del sud, agendo sulle maggiori posizioni debitorie ma lo scudo varrà solo per alcuni mesi, al massimo un paio di anni», avverte il vicepresidente dell'Istituto Affari Internazionali (IAI) Gianni Bonvicini: «se questi paesi, soprattutto quelli più deboli, non riprenderanno la crescita non ci saranno mai le condizioni per ripagare il debito contratto con il resto dei paesi dell'Eurozona: o si riprende a marciare oltre le previsioni attuali, o si rischia soltanto di avere rinviato di un paio di anni il collasso».


I limiti dell'azione europea
Il piano di emergenza varato domenica sera, sostiene Bonvicini, va interpretato come «un'azione quasi disperata della Ue» dai contorni non ancora chiari e il cui impatto sul futuro dell'euro e delle politiche economiche e monetarie europee richiede alcuni giorni per essere valutato. Un piano che offre comunque spunti su cui riflettere e immaginare scenari futuri. Di positivo c'è la creazione di «una sorta di fondo speciale gestito dalla Banca centrale europea (Bce), che sicuramente potrà comprare titoli di stato dei paesi in difficoltà, dando vita a una riserva di titoli a rischio che vincoleranno i paesi dell'Eurozona a mantenere certi impegni nei confronti di questo grande fondo». Anche se non manca chi valuta negativi gli effetti che questa decisione potrebbe avere sui mercati e mostrare la debolezza della divisa unica, come spiega Vittorio Carlini sul Sole24Ore: «Se è la Bce a comprare asset in euro, attraverso la moneta-euro, il risultato è la riduzione dell'offerta di questi asset a chi compra in dollari. Cioè, il flusso in entrata di moneta straniera diminuisce». Proseguendo l'analisi, secondo Bonvicini di negativo c'è sicuramente la scarsa tempestività e il macchinoso coordinamento europei mostrati nel fronteggiare una crisi certamente prevedibile: «La crisi greca un mese fa ci sarebbe costata 30 miliardi di euro, oggi con la speculazione e le contaminazioni su Spagna e Portogallo ce ne costa 750. Si è perso troppo tempo e questo perché non esiste un governo dell'economia europea in grado di prendere decisioni politiche nei tempi dettati dalla crisi e dai mercati. C'è un gap profondissimo tra i mercati finanziari internazionali e la capacità di reazione della Ue. La speranza è che dai risultati di questo Consiglio di emergenza prenda forma un “quasi governo” dell'economia comunitaria, così da non affidare esclusivamente alla Bce la gestione della moneta unica».

(valerio perogio)2010-05-11 19:29:21
Fonte foto: MPD01605

Condividi

| | | More

Commenta