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Il Pdl a San Giovanni: «Siamo 1 milione». La questura: 150mila

La piazza di Berlusconi: tutta colpa di sinistra e giudici

Manifestazione a Roma. «Qui per il diritto al voto e a non essere spiati». La nuova sfida: «Sconfiggeremo il cancro»

Il Pdl in piazza a una settimana dal voto, manifestazione a Roma tra le bandiere e l'orchestra di Demo Morselli. Sul palco il premier e i candidati del centrodestra: «L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio». Poi attacca la sinistra, toghe rosse e Di Pietro: «Cavalcano le inchieste costruite sul nulla». Nessun timore per il Lazio, Berlusconi convinto di vincere lo stesso. Intanto dal Consiglio di Stato arriva l'ottava e definitiva bocciatura per la lista di Roma e Provincia. Dopo il voto via alla stagione delle riforme, dal presidenzialismo al fisco, passando per il federalismo. E poi la nuova sfida del governo: «Sconfiggeremo il cancro»

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«Siamo qui per reagire a due mesi di attacchi ingiusti e offensivi da parte della sinistra e dei suoi giudici. Per chiedere che venga confermato il nostro diritto al voto qui a Roma. E per chiedere che venga affermato il nostro diritto a non essere spiati». Temi già noti, da giorni il presidente del Consiglio Berlusconi li rilanciava a ogni uscita pubblica. Niente di nuovo, quindi, è emerso dalla manifestazione nazionale del Pdl a Roma, a una settimana dal voto per le regionali.


Ministri al ritmo di Apicella e Demo Morselli
Una passerella per i candidati regionali del centrodestra, ministri del governo e deputati. Ovazioni soprattutto per Tremonti e Alfano, protagonista della battaglia contro Csm, toghe rosse intercettazioni, cori per Brunetta, inaspettato tripudio per Daniela Santanchè. Tutti ammassati in una sorta di recinto alla sinistra del palco. A destra, immancabilmente, Demo Morselli e la sua orchestra snocciolano tutto il repertorio da “Buona Domenica”, la folla balla allegramente. E si esalta quando La Russa prova a "intonare" l'inno. Più aggraziato è il menestrello Mariano Apicella, trascinatore con i classici napoletani e i brani «scritti dal presidentissimo».


Guerra di cifre
L'organizzazione ha ben pensato di cingere il perimetro della piazza con dei gazebo, alle spalle non si scorge nulla e, compattata all'interno la folla, l'impatto visivo ne trae beneficio. Ma evidentemente non come vuole fare credere Denis Verdini. Confluiti i due cortei partiti dal Circo Massimo e piazzale dei Colli Albani, si danno i numeri: 500mila le persone annunciate alla vigilia, ma il coordinatore del partito mira più in alto e «per gli scettici» spara «abbondantemente più di un milione». La questura più tardi parlerà di 150mila.


Sinistra senza senso dello stato
Più che una battaglia per la democrazia, è piuttosto una chiamata alla mobilitazione, necessaria per scongiurare il pericolo astensionismo tra l'elettorato deluso dalle recenti vicende. Il caos liste, la forzatura del decreto ad hoc – rivelatosi comunque inutile, vista la definitiva bocciatura alla lista Pdl di Roma comunicata in serata dal Consiglio di Stato – e un partito apparso poco partito hanno intaccato la fiducia nella creatura politica del premier, toccato anche dall'ultima inchiesta sulle pressioni a Rai e Agcom contro Annozero. La colpa, ribadisce Berlusconi, è però della sinistra che «non è mai cambiata» e «non ha senso dello stato» e degli alleati a cui è «ammanettata», riferendosi chiaramente al «campione del giustizialismo» Di Pietro. Una sinistra «sempre pronta a cavalcare le inchieste di quei magistrati politicizzati che usano la giustizia a orologeria e le intercettazioni a tappeto per scopi di lotta politica contro di noi». E che nel Lazio lavora per ledere le libertà democratiche degli elettori del centrodestra, perché se fosse «un'opposizione di tipo occidentale e moderno, sarebbe stata la prima a chiedere che le elezioni si svolgessero in condizioni di effettiva parità democratica». «Noi, statene certi», rimprovera Berlusconi, «al posto loro lo avremmo assolutamente fatto».Dopo gli attacchi all'opposizione il leader del Pdl vira sulle regionali. I candidati del centrodestra sono alle sue spalle: in caso di vittoria, spiega, si potrà dare il via libera al piano casa, si assicurerà una sanità moderna ed efficiente, si cancelleranno leggi e tasse regionali, ci sarà più verde «con 100 milioni di alberi da piantare» e piste ciclabili. La piazza annuisce, tiepide le ovazioni per i vari punti, serve la sintesi per infiammare gli animi: «Votiamo per mandare a casa tutte le giunte di sinistra». Così, annusata l'aria, è meglio tirare fuori nuovamente il vecchio giochino della domande agli astanti divertiti: «Volete che torni l'Ici? Volete tasse più alte? Volete porte spalancate agli immigrati? Volete le risse in tv, i pollai pagati con i vostri soldi? Perché questo succederebbe se vincessero loro». Ripetuti no dalla folla, battuta e risate d’ordinanza.


La nuova sfida: sconfiggere il cancro
Quindi si arriva ai progetti per il futuro, dopo il voto ci saranno tre anni per lavorare alle «grandi riforme»: quelle istituzionali, tra cui «l’elezione diretta del presidente della repubblica o del premier», la «grande, grande riforma della giustizia», quella del fisco e il federalismo. Poi ancora interventi sulla scuola, la ricerca e la sanità. E per chiudere c’è spazio anche per la nuova, ambiziosa sfida del premier: «Vogliamo vincere il cancro, che colpisce 250mila italiani e riguarda quasi 2 milioni cittadini».


 

(valerio perogio)2010-03-20 22:44:02
Fonte foto: ami

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