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La commissione sementi ribadisce la contrarietà ad ogni ogm

Ogm, l'Italia dice no al Mon 810

Ninete mais modificato geneticamente. Ma l'associazione Futuragra contesta la decisione

No al mais modificato geneticamente, questa la decisione presa dalla Commissione Sementi che di fatto boccia la possibilità che in Italia si possa ricorrere al Mon 810 e cioè l'ogm prodotto dalla Monsanto. Inoltre, ben 6 Paesi si sono appellati alla clausola di salvaguardia per impedirne l'uso sul proprio territorio (Austria, Ungheria, Francia, Grecia, Lussemburgo e Germania). Soddisfazione per la decisione italiana è stata espressa da tutte le organizzazioni ambientaliste, da Greenpeace ai Verdi, e dalle associazioni che rappresentano gli agricoltori. Unici dissenzienti gli agricoltori dell'associazione Futuragra che si batte per lì'introduzione delle biotecnologie in Italia.

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No al mais modificato geneticamente, questa la decisione presa dalla Commissione Sementi che di fatto boccia la possibilità che in Italia si possa ricorrere al Mon 810 e cioè l'ogm prodotto dalla Monsanto per il quale era stata richiesta l'iscrizione al registro delle varietà vegetali.


La decisione della commissione fa il paio con l'atteggiamento del governo italiano sull'introduzione delle coltivazioni di patate amflora deliberata dalla ue qualche settimana fa. Anche in questo caso infatti il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia aveva escluso qualsiasi possibilità per questa coltura arrivando ad ipotizzare addirittura il referendum.


Anche nel resto d'Europa la vita per il mais ogm non è facile, a cominciare dall'Alto Consiglio delle Biotecnologie francese, organo consultivo che ha chiesto maggiori studi sull'impatto ambientale, sconsigliando il rinnovo dell'autorizzazione. Inoltre, ben 6 Paesi si sono appellati alla clausola di salvaguardia per impedirne l'uso sul proprio territorio (Austria, Ungheria, Francia, Grecia, Lussemburgo e Germania).


Soddisfazione per la decisione italiana è stata espressa da tutte le organizzazioni ambientaliste, da Greenpeace ai Verdi, e dalle associazioni che rappresentano gli agricoltori. «Non possiamo che esprimere la nostra soddisfazione per la decisione presa oggi dalla Commissione sementi che ha bocciato l’iscrizione dal registro di un mais Ogm», ha affermato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi il quale ribadisce che l’agricoltura italiana non ha bisogno di biotech.


«Questa decisione – continua Politi -, che rispecchia la posizione della stragrande maggioranza dei consumatori italiani contrari alle manipolazioni genetiche in agricoltura, è una risposta chiara all’orientamento che sta assumendo l’Ue che, dopo oltre dieci anni, con l’autorizzazione della patata transgenica ‘Amflora’ ha messo la parola fine alla moratoria sugli organismi geneticamente modificati».


In realtà anche in Italia non manca, tra gli agricoltori, chi puntava all'autorizzazione per coltivare ogm. E' il caso dell'associazione Futuragra che si batte per l'introduzione delle biotecnologie, e che aveva fatto leva su una sentenza del Consiglio di Stato datata 19 gennaio. Il Consiglio aveva accolto il ricorso dell'agricoltore Silvano Dalla Libera, vicepresidente proprio di Futuragra, circa la semina di mais ogm. Già allora il Ministero si era dimostrato contrario. Un conflitto burocratico, ma c'è di più.


Infatti, spiega Futuragra, la sentenza della Corte Costituzionale del 17 marzo 2006, abrogando buona parte della Legge Alemanno sulla coesistenza (Legge n. 5/2005), ha inoltre stabilito un principio fondamentale. Per la Corte «l'imposizione di limiti all'esercizio della libertà di iniziativa economica, sulla base dei principi di prevenzione e precauzione nell'interesse dell'ambiente e della salute umana, può essere giustificata costituzionalmente solo sulla base di indirizzi fondati sulla verifica dello stato delle conoscenze scientifiche e delle evidenze sperimentali acquisite, tramite istituzioni e organismi, di norma nazionali o sovranazionali, a ciò deputati, dato l'essenziale rilievo che, a questi fini, rivestono gli organi tecnico scientifici».


Mancherebbe la conoscenza e l'evidenza di danni alla salute umana, cosa che non può impedire, per i fautori dell'ogm, il divieto di coltivare anche il mais della Monsanto. La polemica non sembra aver vita breve e dopo la decisione della Ue di interrompere la moratoria sull'Amflora si è aperta una strada che con tutta probabilità farà crescere il numero di queste controversie.

(ami)2010-03-18 17:16:33
Fonte foto: alter1fo

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