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Nelle sale italiane il film che ha vinto il Leone d'Argento a Venezia 2009

Cinema, le donne iraniane secondo Shirin Neshat

Teheran e quattro personaggi femminili in un'ambientazione surreale

Iran, 1953: mentre si svolge il colpo di stato tramato dalla Cia, i destini di quattro donne si ricongiungono intorno ad uno splendido giardino di orchidee. Qui riscoprono i principi dell'indipendenza, del conforto e dell'amicizia. È questa in breve la trama della pellicola diretta da Shirin Neshat, artista iraniana che ha scelto di vivere e lavorare in America, tratta dal romanzo omonimo di Shahrnush Parsipur, vincitrice del Leone d'argento. Anna Vanzan (audio), iranista ed islamologa, traduttrice del libro, analizza il film creando un parallelo con la vita delle donne iraniane nel 2010.

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Esce in Italia "Donne senza uomini". Dopo aver vinto il Leone d'Argento alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia 2009, ecco la pellicola diretta da Shirin Neshat, fotografa e video artista iraniana, che nelle sue opere affronta le complesse forze sociali e religiose che forgiano l'identità delle donne mussulmane arriva al cinema distrubuita dalla Bim.


Il commento di Anna Vanzan
"Donne senza uomini" viene commentato da Anna Vanzan, iranista ed islamologa che si occupa di problematiche di genere nei paesi islamici, in molti dei quali ha svolto ricerca. La prima considerazione è verso la riduzione da libro a film: «Il riferimento cronologico è pretestuoso: il film si basa sul romanzo pubblicato in Iran a fine anni Ottanta e subito sequestrato dalla censura. Nel libro il riferimento alla guerra anni Cinquanta è appena accennato, il film invece ne fa un po' il leitmotiv».


Un film acefalo
«Shirin Neshat - prosegue la Vanzan - incarna così la lotta del popolo iraniano verso la democrazia e la libertà, ma il film risulta acefalo, mancando il primo capitolo della vicenda. Per questo in molti hanno criticato "Donne senza uomini": le immagini e i colori sono eccezionali, ma la trama manca un po' di coerenza. In parte dipende dalla difficoltà di resa del romanzo. Ho tradotto il libro e posso dire che è una scrittura poetica, legata ad descrizioni surreali, scelte dalla Parsipur per non incappare nella censura iraniana. Mancando il primo capitolo, il film rischia di rimanere incomprensibile ai più».


La tenacia delle donne iraniane
È innegabile lo sforzo dell'artista iraniana Neshat di dare risalto alle donne. «Sono in prima linea nella lotta per la democrazia - prosegue la giornalista -. Le manifestazioni pubbliche e private si susseguono a ritmo vertiginoso: le donne iraniane contemporanee non hanno perso la speranza di cambiamento. In Iran esiste un movimento femminista pluricentenarioche ha diverse ramificazioni al suo interno, molto propulsivo».


La censura di Teheran
Il governo di Teheran controlla tutte le forme d'arte. «Gli artisti sono nell'occhio del ciclone. Con la loro opera, sia nel cinema che nelle arti visive, pongono all'attenzione mondiale i problemi presenti nella società iraniania. È notizia dell'ultim'ora che hanno negato il visto a Simin Behbahani: la poetessa ottantenne per cosa scrive e per come vive, incarna il prototipo della donna che resiste. È il simbolo dell'indomita resistenza delle iraniane».


 

(valentina venturi)2010-03-12 16:25:46
Fonte foto: (ami)

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