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trentamila in corteo

Sciopero Cgil, a Napoli sfilano contro la dismissione dell'industria automobilistica, navale e aereomobile

«Evitare la dismissione del patrimonio industriale e gestionale, mantenere i livelli occupazionali, dare futuro alle aziende», tante vertenze per le stesse parole d'ordine

In trentamila questa mattina a Napoli hanno sfilato per la manifestazione promossa dalla Cgil in occasione dello sciopero generale sui temi del lavoro, del fisco e della cittadinanza. Numerosi gli striscioni della Fiom e della Filt a constatare che la peculiarità della crisi, in Campania, è la dismissione dell'aparato industriale riguardante la produzione e gestioni di auto, navi e aerei. Fiat Auto di Pomigliano, Fiat Avio, Tirrenia, Fincantieri di Castellammare di Stabia e la Sirti, le vertenze cruciali sulle quali si giocano le sorti occupazionali e di sviluppo della regione come del Mezzogiorno.

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A Napoli sfila la gente che resiste alla dismissione del tessuto industriale, in regione come nell'intero Mezzogiorno. Settore di produzione auto e motori; di produzione, manutenzione e gestione navi, di produzione e manutenzione aeromobili, ovunque è una vertenza di cassaintegrati, ovunque è una vertenza che faticosamente tenta di mantenere i livelli occupazionali. A Napoli «le pezze» invocate da Epifani sono contro lo smantellamento pezzo per pezzo del tessuto industriale e del patrimonio culturale e politico che ha portato nella regione. Dietro l'angolo un governo che frammenta le vertenze, due per il gruppo Fiat solo in Campania, chi ci guadagna oggi non era in piazza. «C'è una crisi occupazionale che non investe solo un settore specifico ma anche l'indotto. La marineria è il settore più importante della Regione Campania e va difeso. Noi siamo lavoratori della Tirrenia, siamo qui contro il rischio di dismissione di un'azienda che occupa tremila lavoratori. Chiediamo un tavolo condiviso per una privatizzazione che non sia una dismissione ma che garantisca i livelli occupazionali e la crescita dell'azienda», racconta una dipendente di Tirrenia. «A Castellamare (vertenza Fincantieri) finisce la cassa integrazione ordinaria il 18 giugno e si passerebbe a quella straordinaria. Noi diciamo no alla cassa integrazione straordinaria, la crisi va contrastata si deve combattere con sistemi congetturali. Bisogna allungare la cassa integrazione ordinaria. Il governo ha detto di no, noi condanniamo la politica economica del governo», spiega un metalmeccanico. «C'è il rischio che una rete industriale su un settore specifico come l'aereonautica vada via. Questo dipende dalla recessione totale, però bisogna fare una scommessa perché se non si riesce a puntare su queste attività di alto valore tecnologico, assorbendo quelle che sono le ricadute della crisi, significa cancellare queste attività e perdere opportunità di lavoro altamente professionali», spiega un dipendente dell'Atitech.

(alessandro di rienzo)2010-03-12 12:43:45
Fonte foto: (ami)

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