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il diritto allo studio non può prevalere sull'illegalità

Immigrati, Cassazione: clandestini da espellere anche quando ci sono figli a scuola

La Suprema corte capovolge la sentenza del 20 gennaio 2010

Con una decisione depositata (sentenza 5856) e foriera di polemiche, infatti, la Suprema Corte ha stabilito che - contrariamente a quanto affermato lo scorso 20 gennaio (sentenza 823) - solo i «gravi motivi connessi allo sviluppo psicofisico del minore» consentono il protrarsi della presenza del genitore irregolare. La Cassazione capovolge quindi la sentenza sulla tutela dei diritti dei figli degli immigrati a crescere in Italia, dove già studiano, garantendogli la vicinanza di entrambi i genitori anche nel caso in cui uno dei due sia clandestino e colpito da ordine di allontanamento. E tra i gravi motivi non è compreso il fatto che i figli frequentino la scuola, perché la circostanza è solo una «esigenza ordinaria collegata al normale processo educativo».

La Suprema Corte stabilisce che il «generale interesse della tutela delle frontiere, che si esprime nelle esigenze di ordine pubblico che convalidano il decreto di espulsione», non può cedere il passo in favore della tutela di «situazioni caratterizzate da essenziale normalità e tendenziale stabilità, in quanto collegate al normale processo formativo del minore». Questo significa che - contrariamente a quanto affermato lo scorso 20 gennaio (sentenza 823) - solo i «gravi motivi connessi allo sviluppo psicofisico del minore» consentono il protrarsi della presenza del genitore irregolare. Il timore della Cassazione è che, se così non fosse, si finirebbe «col legittimare l'inserimento di famiglie di stranieri strumentalizzando l'infanzia».


Il caso valutato dalla Cassazione
A pagare il giro di vite è un padre albanese senza documenti che vive a Busto Arsizio (Varese) con la moglie regolare - e in attesa della cittadinanza italiana in quanto adottata nel 2005 da un signore che voleva aiutarla a non tornare tra gli stenti dell'Albania - e due figli che vanno a scuola e sono ben inseriti. Adesso Myrtja A. può dire addio alla speranza di restare accanto alla sua famiglia. Il verdetto ha suscitato «grande e seria preoccupazione» nell'Alto commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay, che l'ha espressa nel corso della conferenza stampa che chiude la sua visita di due giorni in Italia. «Nel mio incontro con il ministro degli Esteri, Franco Frattini, quest'ultimo - ha spiegato Pillay - mi ha dato la garanzia dell'impegno dell'Italia sulla difesa dei diritti dell'infanzia. Seguiremo questa questione».


Plauso dal centrodestra
Il ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini ha commentato positivamente la sentenza: «Non si può giustificare chi utilizza i bambini e li strumentalizza per sanare situazioni di illegalità. La legge - ha detto - è chiara e va rispettata». «Vivo apprezzamento» anche dal capogruppo pdl al Senato Maurizio Gasparri, perché «l'espulsione del clandestino è più importante di altri elementi di valutazione. Meravigliano le critiche ad una decisione sacrosanta che costituisce un chiaro monito a sostegno della legalità».


Le reazioni del centrosinistra
Levata di scudi dal centrosinistra. Tra i primi il sindaco di Torino Chiamparino che ha subito confermato l'impegno della sua amministrazione «sugli asili nido aperti ai figli degli immigrati clandestini». Paolo Ferrero della Federazione della Sinistra, poi, precisa: «La marcia indietro della Cassazione, che smentisce una precedente e recente sentenza di avviso opposto, in tema di immigrazione corrisponde a una sentenza inumana e indegna di un Paese civile».

(ami)2010-03-12 10:29:42

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