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Biden in Medio Oriente

Medio Oriente, la figuraccia di Israele al cospetto di Joe Biden e la colonizzazione di Gerusalemme Est

La comunità internazionale oggi condanna la colonizzazione della capitale contesa, ma Israele vanta piani per i prossimi decenni

Sembrerebbe che il peso specifico delle parole dette in privato rispetto quelle dette in pubblico fosse assai diverso. A facilitare cotanta schiettezza l'infelice decisione del ministro ultra ortodosso dell'Interno dello stato ebraico Eliyahu "Eli" Yishai di annunciare l'espansione delle colonie a Gerusalemme Est proprio il giorno che Joe Biden atterrava in Medio Oriente. La polemica sull'opportunità o meno dell'espansione coloniale dello stato ebraico nei territori occupati da Israele in Palestina avrebbe oscurato la missione del vice di Obama. Ma ha anche reso maggiormente espliciti, quindi meno ambigui, i termini della questione. Intanto Hareetz rende noto i piani di colonizzazione su Gerusalemme Est per 50.000 unità abitative

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«La colonizzazione di Israele sta minando la fiducia dei palestinesi in nuovi negoziati di pace», ha spiegato Biden insieme ad Abu Mazen a Ramallah dinanzi la stampa di mezzo mondo. Il vice presidente Usa ha manifestato pieno sostegno di Washington alla nascita di uno stato palestinese nell’ambito di un accordo di pace con Israele. «È compito di entrambe le parti costruire un clima di sostegno ai negoziati e non complicarne il cammino», e ha spiegato come «la decisione del governo israeliano di far avanzare i piani di edificazione di nuovi alloggi a Gerusalemme est mina esattamente la fiducia di cui c’è bisogno adesso al fine di avviare e realizzare negoziati proficui».

Ma senza l'ingombrante presenza dei microfoni Joe Biden avrebbe ripetuto i medesimi concetti con argomentazioni un po' piu pesanti a Bibi Netanyahu il giorno prima. Biden avrebbe spiegato, a chiare lettere, e magari con l'ausilio di una lavagna e ricorrendo allo stampatello, come quegli agglomerati di casucce senza stile e senza storia minano non solo la possibilità di ogni dialogo con la controparte palestinese (dato che risulta ricorrente negli interessi e nella strategia di Israele), ma minano anche gli sforzi della coalizione in Afghanistan, la credibilità dell'Occidente tutto in Iraq, e il lavoro di contenimento delle ambizioni iraniane a risultare potenza regionale. Questo, proprio nel giorno in cui, l'asse Netanyahu Peres chiedeva, a mezzo stampa come in privato, l'esclusione dell'Iran dalle Nazioni Unite. Una concetto chiaro quello espresso da Biden che potrebbe avere dirette conseguenze. La prima è l'interruzione dei contatti indiretti tra le parti in causa per un percorso di pace, non solo Anp e Lega Araba denunciano oggi la nefasta politica di colonizzazione israeliana, ma anche Nazioni Unite, Germania e Francia. Ma potrebbe generare anche una crisi di governo interna allo stato ebraico. I laburisti, a quanto pare, non sarebbero più propensi ad assumersi le figuracce di Avigdor Liberman, ex buttafuori moldavo adesso ministro degli Esteri di Israele, e di Eliyahu "Eli" Yishai, ministro dell'Interno e annunciatore di colonie per tutta Gerusalemme. Ieri i comunicati dei vari partiti israeliani tuonavano contro i partiti estremisti che hanno in ostaggio la politica israeliana, il ministro della difesa Ehud Barak ha espresso «la sua collera dopo l'annuncio superfluo (del progetto) che turba i negoziati di pace con i palestinesi, negoziati che sono il massimo interesse per Israele». «Un record di stupidità diplomatica» chiosava Kadima. «È difficile decidere quale possibilità sia quella peggiore: che il premier Netanyahu abbia deciso di sabotare la ripresa dei negoziati di pace con i palestinesi anche a spese di una crisi nelle relazioni con l'amministrazione Obama o che abbia perso il controllo di una delle questioni più esplosive del Medio Oriente» recitava l'editoriale di Haaretz titolato “Uno schiaffo (a Biden) udito in tutto il mondo”.

Colonizzazione avanti tutta
Ma a minare la pace in tutto il Medio Oriente resta la politica di colonizzazione di Israele. Poco importa se la strategia viene palesata inopportunamente durante la visita di Biden o procede nel silenzio della pubblicistica mondiale. «Circa 50.000 nuove unità abitative nei quartieri di Gerusalemme est, al di là della linea verde, sono in varie fasi di progettazione e di approvazione», scrive oggi Hareetz citando funzionari dello stato ebraico. Tali funzionari rendono noto «che la costruzione di Gerusalemme per i prossimi anni, anche decenni, prevede di concentrarsi su Gerusalemme est». Ad essere interessati all'edilizia e alla politica abitativa solo per gli ebrei anche i quartieri ancora arabi del centro della capitale contesa. «Piani per circa 20.000 appartamenti sono già in fase avanzata di approvazione e di esecuzione, mentre i piani per il resto devono ancora essere sottoposti ai comitati di pianificazione». Così si apprende che «la prevista costruzione comprendente le 1.600 case ultra-ortodosse di Gerusalemme Est nei quartiere di Ramat Shlomo, approvati martedì», sono ben poca cosa rispetto espansioni di colonie già in fase di approvazione per altri insediamenti sempre a Gerusalemme est, «Gilo (3.000 unità abitative), Har Homa (1.500), Pisgat Ze'ev (1.500), Givat Hamatos (3.500), Ramot (1.200), Armon Hanetziv ( 600) e Neveh Yaakov (450)». La colonizzazione di Gerusalemme est probabilmente procederà a gonfie vele, nonostante la figuraccia internazionale di un politico improvvisato come Eliyahu "Eli" Yishai.

(alessandro di rienzo)2010-03-11 12:22:57
Fonte foto: (ami)

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