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documentario sul populismo di Ahmadinejad

Petr Lom: 'La verità parla da sola'

Il tragitto di Petr Lom dall'accademia al documentario

Alla domanda inevitabile “Come hai fatto?” riferita al permesso di seguire da vicino il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, il documentarista di origine Ceca, Petr Lom, sorride. Poi risponde e racconta l'avventura del suo ultimo documentario, Letters to the President. Cinque mesi nei villaggi iraniani dove il sultano incontra il suo popolo, quello che lo sostiene ed osanna sperando in una soluzione taumaturgica.

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Da questo popolo partono le lettere inviate al Presidente, da madri disperate per le cure dei figli, da uomini in cerca di lavoro, da bisognosi di qualunque genere: corrente elettrica, acqua, una capra o una prospettiva di futuro. L'idea del documentario è nata da un articolo del Guardian, che raccontava della prossima apertura di un call center, al quale gli iraniani potranno rivolgersi per mettersi in contatto con il presidente. Nasce così un documentario sul potere del populismo in un paese multiforme, dove convivono contadini che sognano l’atomica, con i giovani universitari di Teheran che rischiano in proprio per esprimere l'opposizione al governo del paese. Da parte del regista nessuna faziosità, nessuna morale ostentata, “tanto la verità si racconta da sola” dirà al pubblico dello Stensen a Firenze nel dibattito seguito alla proiezione del film in occasione del festival Middle East Now.


Petr Lom proviene dal mondo accademico; professore di Filosofia Politica ad Harvard ed in diverse università europee, ha avuto il suo bel da fare con gli apparati burocratici occidentali, ma quando parla di quelli iraniani, il sorriso diventa una smorfia e si mette una mano sulla fronte. In cinque mesi, tre sole settimane di lavoro con il resto del tempo evaporato nel dedalo inestricabile della burocrazia di Teheran. Un incubo reso ancora più vivido dalla costante possibilità di essere imbarcato sul primo volo.


La carriera di documentarista di Lom comincia nel 2004 con Bride Kidnapping (Il rapimento della sposa in Kirghizistan), continua con un progetto incompiuto sul Turkmenistan (sarà espulso dal paese dopo una settimana). Nel 2007 gira On A Trightrope (Sulla Corda), filmando le storie dei bambini funamboli Uiguri, nella provincia cinese dello Xinjiang. Nello stesso anno in You Cannot Hide From Allah, racconta di un tassista americano di origini pakistane che dopo aver vinto alla lotteria negli USA torna in Pakistan per diventare sindaco del suo villaggio.


Letters to the President, offre ai suoi spettatori l’opportunità di aprire una breccia nell’immaginario mediatico che schiaccia l’Iran fra i poli della protesta strenua e delle folle adoranti. Il film ci racconta oltre gli stereotipi, quanto poco distanti siano gli iraniani. Diventa inquietante riscontrare analogie fra le dinamiche di asservimento al potere documentate nel film ed immagini più domestiche. Ne esce un ritratto di Ahmadinejad scaltro progettista delle sue immagini mediatiche (il padre della nazione ed il baluardo antioccidentale).


Il prossimo progetto di Lom verterà sui prigionieri di Guntanamo estradati fuori dagli USA.


Petr scrive, riprende, monta e produce i suoi film. Questo è il metodo che consiglia a chi si approccia al documentario; procurarsi una videocamera e dotarsi di tenacia: cercare ma anche saper aspettare un istante che incarni con semplicità dinamiche complesse, e naturalmente avere coraggio, assumersi la responsabilità di raccontare.

(antonio lemma)2010-03-05 11:19:20
Fonte foto: OfficialSite

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