Login | Home | Foto | Servizi | Clienti | Produzioni
Prova il nuovo formato h264 [beta]

Multimedia

guarda il video guarda il video in alta qualità audio non presente foto

la compagnia telefonica viene da anni segnati da vicende poco trasparenti

Riciclaggio, i dipendenti Telecom tra ansia per il futuro e poca sorpresa per lo scandalo

I lavoratori si interrogano sul futuro. Paura per una possibile ristrutturazione, rabbia per una disparità di trattamento rispetto al controllo sulle attività dei manager

A pochi giorni dallo scoppio dello scandalo, basato su false fatturazioni, evasione fiscale e riciclaggio, che ha colpito Telecom Italia a causa delle attività illegali di una sua consociata, Telecom Sparkle, i lavoratori si interrogano sul futuro. Tra la paura per una non troppo peregrina ristrutturazione e la rabbia per una disparità di trattamento rispetto al controllo sulle attività dei manager, i lavoratori avanzano la proposta di un ritorno di Telecom in mani pubbliche. Su tutto si stende l'ombra di Telefonica, la compagnia spagnola, che è interessata a entrare pesantemente nel capitale dell'azienda telefonica italiana.

Articoli Collegati

«La questione relativa a Telecom Sparkle ha accentuato i livelli di stress da attesa dei prossimi avvenimenti a livello aziendale, quindi la situazione è vissuta sicuramente con ansia all'interno dell'azienda». Sono le parole di uno dei tanti dipendenti Telecon che lavorano nello stabilimento di Roma in via Tiburtina.


Lo stato d'animo dei lavoratori non è quello della sorpresa per il coinvolgimento di Telecom, a causa della sua consociata Sparkle, nello scandalo di fatturazioni false, evasione fiscale e riciclaggio, piuttosto prevale la preoccupazione per quelle che potranno essere le ricadute dal punto di vista lavorativo.


Già da qualche tempo si parla di consistenti esternalizzazioni, che dovrebbero colpire soprattutto gli addetti dei call center, e anche sui maggiori quotidiani finanziari avanza l'ipotesi della cessione di alcuni rami di azienda. Qualche esempio già esiste visto che alcuni servizi relativi al 119 sarebbero stati trasferiti in Tunisia e Albania. Su tutto si stende l'ombra di Telefonica, la compagni spagnola, che è interessata a entrare pesantemente nel capitale di Telecom. E' chiaro così che, come dice un altro lavoratore: «Per quello che ci riguarda non essendo interessati ai soldi delle truffe, dell'Iva, a noi quello che ci compete è la ricaduta sul piano industriale».


L'atteggiamento dei dipendenti è anche frutto delle comunicazioni della dirigenza Telecom rilasciate all'indomani dello scandalo, infatti «ci sono i comunicati ufficiali in cui la Telecom dichiara di essere parte lesa – ricorda un addetto alla rete -, ovviamente sembra una posizione ufficiale quasi dovuta poi vedendo quello che viene riportato dagli organi di stampa diciamo che qualche dubbio sull'azienda ce l'hanno anche i magistrati che stanno conducendo l'inchiesta».


I dubbi non sono stati fugati anche perchè la compagnia telefonica viene da anni segnati da vicende poco trasparenti. Alessandro Pullara, dei Cobas, mette in evidenza come l'azienda è stata privatizzata e ogni consiglio di amministrazione è stato travolto ad un certo punto da una serie di scandali o inchieste giudiziarie. Colaninno, inquisito nel 2001 per la vicenda di Telecom Brasile e Seat pagine gialle, è stato costretto a lasciare proprio in vista della presentazione del piano industriale. Poi Tronchetti Provera coinvolto nel 2006 per lo scandalo delle intercettazioni del suo uomo di punta Tavaroli. Oggi una nuova vicenda. Verrebbe da dire: prossimo consiglio di amministrazione prossima inchiesta».


Uno degli aspetti che salta sicuramente agli occhi è il deficit di controllo che ha portato alti manager di Telecom Sparkle ad intraprendere attività illegali all'insaputa della dirigenza del gruppo tanto da far sospettare agli inquirenti, se non una connivenza, una scarsa attenzione. Una realtà che si scontra con quelle sono poi le modalità di organizzazione del lavoro di ogni giorno. Riccardo De Angelis, un lavoratore che si occupa dell'assistenza clienti, dice che «questa è un'azienda che controlla i secondi all'operatore del call center che va al bagno perchè deve vendere di più all'utente del call center. Poi invece c'è una manica larga rispetto a quella che è la gestione amministrativa, finanziaria. Questo perchè i margini di profitto sono talmente ampi che bisogna far trottare di più il lavoratore e poi come vengono spartiti questi profitti interessa meno».


«Il problema – continua De angelis - non sta tanto nel dirigente che sbaglia, sta nel fatto che una gestione di un asset come questo è sbagliato lasciarla in mano al privato». La soluzione è nella ripubblicizzazione di Telecom?


 

(alessandro fioroni)2010-03-02 16:03:52
Fonte foto: ami

Condividi

| | | More

Commenta