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Caso chiuso tra Roma e Tripoli

Dopo il pentimento di Roberto Calderoli, l'ambasciata libica dichiara terminata la bufera diplomatica che si è scatenata sulle relazioni tra Italia e Libia.

L'ambasciata libica ha chiuso il caso. Il governo libico ha infatti " accolto con soddisfazione", le "dichiarazioni pubbliche di pentimento rese dal ministro Calderoli" e pertanto considera il "caso chiuso. E'stato così messo un punto finale al quasi caso diplomatico scoppiato ieri tra Italia e Libia, dopo lo strappo con Tripoli aperto dall'ingresso nel governo Berlusconi del leghista Roberto Calderoli. Il neo ministro leghista nel 2006 mostrò una maglietta con vignette che ritraevano il profeta Maometto, attirandosi le critiche del mondo islamico. Poco dopo il gesto di Calderoli diversi libici rimasero uccisi in scontri con le forze di sicurezza a Bengasi, dove una folla inferocita assaltò e diede fuoco al consolato italiano. Calderoli, indicato come l'indiretto responsabile per quell'episodio, dovette dimettersi da ministro. La svolta è avvenuta perchè l'esponente del Carroccio si sarebbe pentito per il gesto incriminato. "Mi sono pentito per le conseguenze che ha determinato e per il significato diverso che è stato attribuito. Il mio era un messaggio di pace e di avvicinamento tra le religioni monoteiste ma è stato interpretato in maniera diversa", aveva dichiarato il ministro leghista alla trasmissione Panorma del giorno di Canale 5. Una difesa che per la verità è parsa abbastanza singolare ma resa necessaria dopo che la la Libia aveva annunciato, in segno di protesta per l'incarico a Calderoli, la rottura dell'accordo siglato con l'Italia per salvaguardare le coste italiane dall'immigrazione africana. In soccorso del suo compagno di partito erano giunte le dichiarazioni di Umberto Bossi che non avevano certo contribuito a rasserenare gli animi. Il Senatur ha descritto il leader libico Gheddafi, anche se le dichiarazioni più dure erano state pronunciate sabato da figlio Saif El Islam, come una lingua lunga e, sempre per mettere una parola di pace, ha addossato alla Libia la colpa dell'immigrazione in Italia. Tale posizione stava quasi per pregiudicare il lavoro di ricucitura che per tutta la giornata di ieri avevano messo in piedi sia Silvio Berlusconi che il neo ministro degli Esteri, Franco Frattini. Il presidente del Consiglio, interpellato sulla vicenda a margine dei festeggiamenti per il 60/o anniversario della nascita di Israele, si era detto sicuro che il governo italiano avrebbe avuto "modo di chiarire e tranquillizzare la situazione con le autorità libiche. Frattini invece era impeganato a risolvere la prima vera e seria crisi internazionale nella quale potrebbe essere coinvolta l'Italia e cioè quella libanese. Le dichiarazioni del nuovo ministro degli Esteri circa il cambiamento delle regole di comportamento del contingente italiano e il precipitare degli eventi a Beirut, sono infatti questioni tali da non ammettere atteggiamenti di scontro e che possano indispettire il mondo di fede islamica. Ecco così rientrate le dichiarazioni di Bossi e il pentimento di Calderoli. Caso chiuso dunque(alessandro fioroni)2008-05-10 01:53:55
Fonte foto: (ami)

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