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Mafia, bufera Ciancimino: Forza Italia nata da un accordo con Cosa Nostra

Pino Arlacchi (Idv): «Si vuole sollevare un gran polverone e screditare così la figura dei pentiti in generale»

Massimo Ciancimino ha consegnato una lettera scritta dal padre e indirizzata per conoscenza a Silvio Berlusconi. Il documento, ammesso dai giudici, è una lettera scritta dall'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino e indirizzata a Dell'Utri. Si tratterebbe della rielaborazione di un pizzino scritto da Provenzano agli stessi destinatari, una sorta di minaccia verso Berlusconi. Ferma reazione del Pdl, Dell'Utri: «Sono cosa di un folle totale, oppure di un disegno, diciamo, criminoso volto a ordire cose allucinanti come questa». Anche Pino Arlacchi, eurodeputato dell'Idv invita alla cautela: «Queste storie le abbiamo già viste e sentite. Sono parole che non giovano altri che a Berlusconi, si vuole sollevare un gran polverone e screditare così la figura dei pentiti in generale».

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«Forza Italia era il frutto della cosiddetta trattativa tra Stato e mafia», le parole di Massimo Ciancimino rimbombano nell'aula bunker del carcere dell'Ucciardone a Palermo e l'eco arriva dritto a Roma. Il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino depone al processo contro l'ex capo del Ros Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, entrambi imputati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. Per Ciancimino nel 1994 il boss Bernardo Provenzano avrebbe redatto un “pizzino” indirizzato a Marcello Dell'Utri e «per conoscenza a Silvio Berlusconi». Il documento che Ciancimino custodiva integro risulta adesso strappato. A mancare è l'intestazione della missiva. Nel pizzino era scritto: «Intendo portare il mio contributo che non sarà di poco perché questo triste evento non si verifichi, sono convinto che Berlusconi potrà mettere a disposizione le sue reti televisive». La minaccia di Provenzano, “il triste evento”, sarebbe secondo Ciancimino la velata, paventata, minaccia del sequestro di uno dei figli dell'attuale Presidente del Consiglio. «Mio padre - ha raccontato il teste illustrando il biglietto - mi disse che questo documento, insieme all'immunità di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina, era il frutto di un'unica trattativa che andava avanti da anni. Con quel messaggio Provenzano voleva richiamare il partito di Forza Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi e a non scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell'accordo». Sempre secondo Massimo Ciancimino parte della documentazione sarebbe poi sparita, o come in questo caso manomessa.

Gli accertamenti disposti dai pm Antonio Ingroia e Nino Di Matteo hanno rilevato che il messaggio è stato scritto nei primi anni Novanta. Indicativo anche il dato che Berlusconi non viene menzionato in quanto onorevole. Secondo gli inquirenti alcuni riscontri fanno pensare che il messaggio possa essere arrivato a destinazione. A quanto ha raccontato oggi Massimo Ciancimino i rapporti sono si sarebbero limitati all'ultimo decennio del secolo passato. Tra il 2001 e il 2002 il capomafia Bernardo Provenzano «ha riparlato con Marcello dell'Utri. Me lo disse mio padre», spiega Ciancimino proseguendo la sua deposizione al processo Mori. In quell'occasione sarebbero state date «rassicurazioni» su provvedimenti a favore dei boss, come «l'aministia e l'indulto».

Per Ciancimino i Servizi segreti ebbero un ruolo nella vicenda. Un agente, il “signor Franco”, intimò caldamente l'attuale teste Ciancimino a «tacere» e a «non parlare più di certe vicende perché tanto non sarei mai stato coinvolto e non sarei mai stato chiamato a deporre». «Cosa che avvenne - aggiunge ancora Massimo Ciancimino - visto che fino al 2008, quando decisi di collaborare con i magistrati, nessuno mi interrogò mai». Per il teste il “signor Franco” intratteneva rapporti anche con Provenzano, il consiglio di tacere avvenne dopo che per “Panorma” fu concessa un'intervista da cui «emergeva in qualche modo - spiega - un mio ruolo nell'arresto di Riina». Ciancimino ha anche spiegato che il capitano Giuseppe De Donno, stretto collaboratore del generale Mori, in diverse occasioni avrebbe rassicurato che nessuno lo avrebbe sentito sulla vicenda relativa proprio all'arresto di Riina, e che sarebbe stato persino apposto «il segreto di Stato».

Le reazioni

Le dichiarazioni rese da Ciancimino junior «sono cosa di un folle totale, oppure di un disegno, diciamo, criminoso volto a ordire cose allucinanti come questa». Ad affermarlo è il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri al tg5. «C'era uno Stato che non eravamo noi, in ogni caso; se Ciancimino vuol parlare di cose che sono successe veramente si vada a cercare allora dove sono successe e con chi, ma certamente io non c'entro niente» così come, «ovviamente, nemmeno Berlusconi. Qui - conclude - siamo alla pura invenzione e che, ripeto, sfiora anzi sicuramente entra nel campo della pazzia». Ad esprimere perplessità anche un esponente dell'Italia dei Valori. «Non credo a una parola di quanto detto da Ciancimino», spiega Pino Arlacchi europarlamentare ddell'Idv. «Queste storie le abbiamo già viste e sentite. Sono parole che non giovano altri che a Berlusconi, si vuole sollevare un gran polverone e screditare così la figura dei pentiti in generale». «Ciancimino -continua Arlacchi parlando ai microfoni di Cnrmedia- ha una posizione giudiziaria interessata ed ha una scarsa attendibilità, a tanti anni di distanza. Lavorando insieme a Falcone so che questo tipo di dichiarazioni vanno prese con grande cautela e non vanno sbandierate. Non sono d'accordo nemmeno con Di Pietro che parla di governo paramafioso. Proprio Di Pietro che ha avuto a che fare con casi molto delicati sa che queste dichiarazioni vanno prese con grande prudenza». «Infine -conclude Arlacchi- trovo paranoide il discorso di Forza Italia che nasce da una trattativa Stato-mafia. Forza Italia è stata una operazione di marketing politico molto lucida, sofisticata e di successo ed è con questo che dobbiamo fare i conti dal '94. La presunta trattativa tra Stato e mafia non c'entra nulla».

(ami)2010-02-08 16:11:00
Fonte foto: (ami)

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