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Mobilitazione in Rete: 1 marzo, sciopero degli immigrati

Rosarno, immigrati trasferiti. Le ruspe demoliscono gli alloggi

Maroni: «In Calabria lo stato c'č. Clandestini espulsi». La Dna: rivolta cittadina armata dalla 'ndrangheta

Torna la calma a Rosarno dopo le tensioni del fine settimana. Le autorità ordinano l'abbattimento degli alloggi dove erano ammassati i lavoratori stranieri. Immigrati trasferiti con i  pullman in centri di accoglienza tra Calabria e Puglia: gli irregolari saranno espulsi. Altri messi sui treni per il centro-nord e la Sicilia. Il ministro dell'Interno punta ancora il dito contro l'eccessiva tolleranza: «Rosarno era una bomba innescata, è avvenuto quanto temevamo». Appello del Papa: «Rispettare i migranti». L'Antimafia richiama l'attenzione sulla criminalità organizzata. Si mobilita la società civile, l'iniziativa in Internet: sciopero degli immigrati il prossimo 1 marzo. (Nel video di Youreporter il trasferimento degli immigrati).

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Dopo gli scontri per la protesta degli immigrati e la rivolta cittadina, a Rosarno è il momento di fare pulizia. Quella tra sabato e domenica è stata la prima notte tranquilla da giovedì, la situazione è tornata sotto controllo. Soprattutto perché gli stranieri hanno accettato le condizioni che, più o meno esplicitamente, la cittadinanza e le autorità locali hanno imposto loro: via da Rosarno.


Una decisione inevitabile dettata, oltre che da una convivenza ormai impossibile, anche dal pronto intervento delle ruspe che da domenica mattina, hanno iniziato lo smantellamento delle ex fabbriche occupate e i casali abbandonati dove i lavoratori avevano vissuto fino a venerdì.


Dopo due giorni di vera guerriglia urbana e “caccia al nero”, da venerdì sono stati avviati i trasferimenti di centinaia diraccoglitori di arance. Molti altri hanno lasciato la città e i terreni circostanti di propria iniziativa. Diversi pullman ne hanno trasportati circa 350 al Centro accoglienza richiedenti asilo di Bari, alcuni sono stati accolti in centri tra la Calabria (Crotone) e la Puglia, altri ancora hanno avviato una diaspora verso il centro-nord o anche verso la Sicilia, salendo sui treni in partenza da Lamezia Terme. In totale 1.300 immigrati sono stati spostati dalla zona. Pochi, si dice, sono rimasti per portare a termine la stagione di raccolta di arance e mandarini, alcuni nascosti nelle campagne e forse dai datori di lavoro.


Maroni: Rosarno, bomba innescata
Nonostante il Vaticano abbia condannato le gravi condizioni di lavoro cui sono sottoposti gli immigrati e Papa Benedetto XVI abbia ricordato nell’Angelus domenicale che «un immigrato è un essere umano da rispettare» richiamando le istituzioni a «non venire meno alle proprie responsabilità», per il governoil problema resta unicamente l’immigrazione clandestina. Ribadendo che gli immigrati irregolari trasferiti nei centri di accoglienza, come previsto dalla legge, verranno espulsi, il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha spiegato che «purtroppo a Rosarno è avvenuto quello che temevamo». La colpa è delle «autorità locali e territoriali», che attraverso dieci anni di tolleranza e lassismo hanno consentito la nascita di comunità di extracomunitari che erano delle vere e proprie «bombe innescate». Ci sono «responsabilità diffuse che non intendiamo più tollerare», perciò il titolare del Viminale ha lanciato il suo messaggio: «In Calabria lo Stato c'è: interverremo nel Sud per supplire alle mancanze locali».


E mentre Maroni si concentra sugli immigrati, c’è anche chi richiama l’attenzione su un altro fattore determinante nelle rivolte di Rosarno. Alberto Cisterna, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia (Dna), è convinto che «a sparare agli immigrati sono stati sicuramente uomini della 'ndrangheta, per far vedere che sono loro a controllare il territorio». «Quando la gente si e' sentita aggredita - ha detto il magistrato in un’intervista ad “Avvenire” - si e' rivolta ai mafiosi che sono stati costretti ad intervenire perché non possono perdere la faccia».


In Internet: il 1 marzo sciopero degli immigrati
Intanto si muove anche la società civile. Sabato a Roma associazioni antirazziste e immigrati si sono ritrovati in piazza dell'Esquilino, nei pressi del Viminale, per un presidio «contro l'intolleranza e i lager dei migranti» che ha vissuto anche momenti di tensione quando alcuni manifestanti hanno tentato di sfondare il cordone di polizia per portare la loro protesta sotto il ministero. E in rete cresce il dibattito attorno allo «Sciopero degli stranieri», un’iniziativa nata attraverso il blog “1 marzo 2010”: «Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo?», si chiedono i promotori della manifestazione ispirata e collegata all’analoga iniziativa francese «La journée sans immigrés: 24h sans nou».


 

(valerio perogio)2010-01-10 13:27:26

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