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intervista a silvana fucito

Camorra, tredicesime agli affiliati: il racket delle feste

Con il cambio dell'anno si intensificano l' attività degli estorsori, ma quest'anno incremento delle denunce

Il Natale è un buon affare per la camorra. A cavallo tra dicembre e gennaio la malavita organizzata riscuote una delle tre megarate del racket annuale e impone a molti esercenti l'acquisto dei propri doni da distribuire ai clienti: calendari, agende e caffè. A Napoli, l'incendio del bar dei Fratelli Seccia ha dato risalto al fenomeno, in quanto il locale è dinanzi la Questura ed è ritrovo per numerosi agenti. Ma per Silvana Fucito (intervista video), presidentessa del coordinamento napoletano delle associazioni antiracket, questo Natale è andato meglio degli altri anni, in quanto sarà per la crisi ma molti più commerciano hanno denunciato gli estorsori. Come incentivo a denunciare gli strozzini il sindaco di Ercolano, Nino Daniele, ha disposto l'esenzione triennale dai tributi comunali per i commercianti che denunciano il pizzo.

I giornali per una settimana hanno parlato di “emergenza racket” a Napoli e provincia. Ma per Silvana Fucito, presidentessa del coordinamento napoletano delle associazioni antiracket e antiusura, questo Natale è andato meglio degli altri. «Sarà perché la crisi e i guadagni risicati hanno convinto i commercianti a denunciare chi chiede il pizzo», sembra quasi che si stia diffondendo una coscienza civica decisa a denunciare e isolare questo elemento parassitario della società meridionale. Anche perché per un cittadino è decisamente più facile essere complice inconsapevole degli estorsori rispetto quella parte di società che ha deciso a svelare il fenomeno. A spiegarlo bene è un macellaio dei Quartieri Spagnoli che non intende parlare dinanzi una telecamera: «tu credi che questa fetenzia (in napoletano significa: schifezza) di calendario 2010 che io oggi ti regalo sia una mia libera scelta?», avvisa con un sorriso sornione e al contempo amaro. Mille e cinquecento calendari bicolore, rosso e nero, senza nemmeno l'intestazione del negozio. La cifra deve essere stata modica, un due mila euro, per un affare non da poco se si pensa che il medesimo oggetto lo si può trovare in dono, per i clienti abitudinari, in diversi esercizi commerciali della zona. E pensare che questa imposizione appartiene alle forme più gentili di racket in un quartiere dove, più o meno, c'è eterogeneità sociale. «Vengono tre volte l'anno: Natale, Pasqua e Ferragosto. Quest'anno se c'erano clienti si presentavano come “dell'Enél” e domandavano se per caso avessimo cambiato fornitore», racconta un fruttivendolo. Il bollettino natalizio 2009 di Napoli porta l'incendio del bar dei “Fratelli Seccia”. La notizia ha generato relativo scalpore in quanto l'esercizio è proprio dinanzi la Questura, il locale fa da ritrovo ai poliziotti per quei dieci minuti di bivacco concessi per il caffè. Il proprietario aveva denunciato la tentata estorsione due anni fa, la memoria vendicativa dei malavitosi è lunga e la vendetta anche se si è fatta attendere alla fine è arrivata. Ma le cattive notizie vanno combattute con le buone notizie, così Nino Daniele, sindaco di Ercolano, ha stabilito che se un imprenditore o commerciante denuncia il pizzo non dovrà pagare le imposte comunali per tre anni. Sovra tassa contro esenzione, questa l'esortazione per quella che Silvana Fucito definisce mancanza di collaborazione «non tanto dovuta alla paura, ma alla pigrizia». Sono molteplici le forme di racket, «se la gente paga in soldi contanti allora è racket – spiega Silvana Fucito – ma ci sono altre forme più insinuanti: fare la spesa e non pagare, imporre la fornitura delle buste della spazzatura o della mozzarella da un determinato caseificio per le pizzerie. Due anni fa avemmo addirittura una riffa, con una fantomatica estrazione di una moto inesistente, furono piazzati diversi blocchetti a molti commercianti». Un fenomeno che, tiene a spiegare la Fucito «ricade prevalentemente sulle tasche del consumatore. Perché da qualche parte i soldi del pizzo il commerciante li deve pure prendere». Ed è sul consumatore, sulla società tutta che consuma, che si deve operare. Il coordinamento napoletano delle associazioni antiracket e antiusura pensa a una sorte di bollino di garanzia per quelle attività commerciali che si sono sottratte al pizzo. Un passp in avanti per un consumo critico, «ma qui per togliere l'acqua alla camorra serve il lavoro, e un attenta educazione fin dalla scuola». Le associazioni quello che possono fare lo stanno facendo.

(alessandro di rienzo)2010-01-08 16:44:24
Fonte foto: (ami)

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