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intervista al ministro al Lavoro dell'ultimo governo prodi

Fiat, Marchionne attacca Scajola e paventa la chiusura di Termini Imerese

Damiano: «La vocazione nazionale di un'impresa come la Fiat deve essere assolutamente salvaguardata»

«Non si parli di follia. Se uno capisce le cifre magari tira conclusioni diverse» ha dichiarato oggi Sergio Marchionne replicando al ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola. Il ministro aveva definito una follia chiudere lo stabilimento di Termini Imerese. Lunedì primo dicembre l' ad del gruppo Fiat varcherà palazzo Chigi per illustrare a governo e sindacati il piano di ristrutturazione. Per Cesare Damiano (video), ex ministro del Lavoro dell'ultimo governo Prodi, «gli incentivi devono essere vincolati a una politica industriale che mantenga la produzione nel nostro paese».

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«Il ministro Sacconi e il ministro Scajola hanno parlato di salvare lo stabilimento di Termini Imerese, questo è sicuramente importante. Però credo che per affrontare la situazione si debba parlare del caso Fiat in quanto tale. Siamo difronte un'alleanza internazionale con Chrysler, la domanda preliminare per tutti gli stabilimenti è: Quanto si vuole produrre in Italia? Con quanti occupati? Quali sono le nuove tipologie di vetture da produrre?». Cesare Damiano, ministro del Lavoro dell'ultimo governo Prodi e attuale capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, chiede, come tutti, di conoscere il piano di ristrutturazione Fiat ideato da Sergio Marchionne. Domanda reiterata nel giorno in cui l'a.d. Fiat replica al ministro dello sviluppo Economico: «Per esperienza mia personale prima di usare un linguaggio pesante come "follia" uno dovrebbe capire i dati». Scajola nei giorni scorsi, aveva definito una «follia» l'eventuale chiusura dello stabilimento siciliano di Termini Imerese. L'urgenza oggi è sapere quanti prodotti in Italia la Fiat debba produrre, «avere prodotti significa avere stabilimenti aperti e quindi occupazione; vale per Termini Imerese come per gli altri stabilimento che si sentono in difficoltà».


Il discorso è semplice anche per chi è a digiuno di materia economica. Lo stato, gli enti regionali, oltre a dover garantire una rete infrastrutturale incentivano la formazione affinché ci sia nei nostri territori una manodopera qualificata. Il governo in più stabilisce degli incentivi, iniziativa che nell'ultimo lustro ha anche il prefisso “eco”. «Il governo può porre limiti nell'utilizzo degli incentivi. Una buona pratica che ha il pregio di aiutare chi vuole comprare una macchina, quindi la paga di meno, il produttore la vende di più, si utilizzano auto con meno impatto ambientale, e poi viene pagata l'iva quindi ripaga in qualche modo l'incentivo dello stato». Una dinamica virtuosa ma che vorrebbe che «questi incentivi fossero vincolati a una politica industriale che mantenga la produzione nel nostro paese. La domanda che io faccio è: Qual'è l'equilibrio produttivo della Fiat? Perché è importante conoscere quanto si produce in Italia e quanto all'estero. Altrimenti c'è il rischio di un impoverimento del tessuto produttivo nazionale a vantaggio di altre nazioni. Ci sono sì i mercati aperti ma la vocazione nazionale di una impresa come la Fiat deve essere assolutamente salvaguardata. Gli incentivi oggi non possono essere come quelli di vecchia generazione. Solo per la casa madre devono riguardare anche la filiera produttiva, devono riguardare però i settori strategici come le energie alternative e le comunicazioni».


Lunedì primo dicembre Sergio Marchinne varcherà la soglia di palazzo Chigi e, a Governo e sindacati, illustrerà il piano di ristrutturazione aziendale. Allora si capirà la sorte ti Termini Imerese, di Pomigliano, e di qualcosa come novemila lavoratori.

(alessandro di rienzo, video: antonino marsala)2009-11-26 17:31:51

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