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In arrivo a washington il leader tibetano

Usa, Obama non riceve il Dalai Lama

La decisione č stata presa per non irritare Pechino

Il presidende degli Stati Uniti d'America ha posticipato l'incontro con «Sua Santità» il Dalai Lama. Quella di Obama è una decisione strettamente collegata al prossimo viaggio in Cina: l'America non può creare inutili tensioni con Pechino in un momento così delicato per la tenuta del dollaro. Pare evidente lo slittamento con leader tibetano entro la fine dell'anno.

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Per la prima volta dal 1991 il Dalai Lama non verrà ricevuto alla Casa Bianca dal presidente degli Stato Uniti. Ad accoglierlo ci sarà la speaker della Camera e leader del Congresso Usa Nancy Pelosi e la responsabile dell'Amministrazione Usa per il Tibet, Maria Otero. Lo ha annunciato il Dipartimento di Stato Usa. Il leader spirituale tibetano, nella capitale Usa a conclusione di un lungo tour nel Nord America, è già venuto a Washington dieci volte, nove delle quali per rapide visite alla Casa Bianca, senza troppa pubblicità. Fa eccezione l'ultima volta nel 2007, quando il leader dei tibetani, oltre ad essere stato accolto in pompa magna alla Casa Bianca, aveva ricevuto la medaglia d'oro del Congresso in una cerimonia a Capitol Hill.


Il sito web del leader tibetano segnala tre giorni di appuntamenti a Washington. L'8 e il 9 ottobre «Sua Santità» parteciperà ad un conferenza su come Educare i cittadini del mondo al 21.mo secolo. Il 10 ottobre è in calendario una sua lezione, della durata di mezza giornata, intitolata «Il cuore del cambiamento: alla ricerca della saggezza nel mondo moderno». I biglietti, tra i 35 e i 500 dollari, sono andati a ruba, e non c'è più un posto disponibile.


Eppure il presidente Usa Barack Obama ha scelto di posticipare l'incontro a dopo il viaggio in Cina: in questo modo la politica internazionale americana si avvicina alla realpolitik degli anni di Kissinger, e si allontana dalle politiche del suo predecessore George W. Bush. L'incontro con Obama dovrebbe a questo punto avvenire entro la fine dell'anno. Secondo il Washington Post gli Usa hanno fatto ripetute pressioni sui leader tibetani per posporre l'incontro tra Obama e il Dalai Lama, per non irritare Pechino. Il viaggio di Obama in Cina (con il no adesso al Dalai Lama) assume una valenza altamente simbolica in un momento in cui la tenuta del dollaro dipende sempre di più da Pechino, e poco dopo il vertice del G20 a Pittsburgh, che ha sancito l'ingresso delle economie emergenti nel club dei paesi che contano.


Secondo il quotidiano, la decisione americana di rinviare l'incontro parrebbe rientrare in una più ampia strategia volta a migliorare le relazioni con la Cina, strategia che funzionari dell'amministrazione hanno definito di «rassicurazione strategica». Un esempio sta nelle dichiarazioni rilasciate nel mese di febbraio dal segretario di Stato americano, Hillary Clinton, secondo la quale la difesa dei diritti umani non può «interferire con la crisi economica globale, con la crisi derivante dai cambiamenti climatici, e la crisi in materia di sicurezza», affermazioni molto apprezzate a Pechino.


«Gli Stati Uniti d'America - ha commentato Bruno Mellano, presidente di Radicali Italiani - , in difficoltà economica e nella ricerca di nuovi equilibri mondiali, finiscono per somigliare sempre di più all'Europa. Gli Usa, come la vecchia Europa delle 27 patrie nazionali, cercano di non irritare la leadership di Pechino, al punto da decidere l'agenda politica degli incontri del Presidente in base agli umori cinesi».

(ami)2009-10-06 09:50:16
Fonte foto: amerune

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