Login | Home | Foto | Servizi | Clienti | Produzioni

Multimedia

video non presente video non presente ascolta l'audio foto

ieri il faccia a faccia

Medioriente, Obama rallenta sulle colonie: dal congelamento al contenimento

Ieri il vertice a tre a New York, il presidente Usa indietreggia sul blocco della colonizzazione in Cisgiordania

Colloquio a tre ieri a New York tra il presidente Usa Obama, il presidente dell'Anp Abu Mazen e il premier israeliano Bibi Netanyahu. Obama pretende una forte accelerazione al processo di pace, ma di fatto nelle parole usate concede ad Israele un ulteriore margine di colonizzazione rispetto le richieste di inizio mandato. Michele Giorgio, corrispondente del Manifesto (audio), evidenzia come il «contenimento della colonizzazione» richiesto rispetto a un precedente «congelamento totale delle colonie» è una disattesa rispetto gli auspici dell'Anp. Il giornalista racconta anche dell'ultima conseguenza della continua colonizzazione di Gerusalemme est: molti palestinesi comprano casa nelle colonie adiacenti la capitale contesa.

Articoli Collegati

Stallo nel processo di pace tra Palestina e Israele. Il tentativo di Obama di dare nuova linfa alla road map si arena dinanzi l'indietreggiamento lessicale di Obama. Il presidente statunitense non chiede più allo stato ebraico un «congelamento totale delle colonie» ma un «contenimento della colonizzazione» come spiega all'AMI Miche Giorgio, corrispondente da Gerusalemme del quotidiano “il manifesto”. Nell'incontro a tre con il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente palestinese Mahmud Abbas, avvenuto ieri a New York a margine dell'assemblea generale delle Nazioni Unite, Barack Obama ha chiesto risultati concreti verso la soluzione del conflitto. «Abbiamo avuto abbastanza colloqui ora dobbiamo porre fine a questo conflitto. C'è una finestra d'opportunità ma potrebbe chiudersi», ha detto Obama insolitamente parco di sorrisi. «Non ricominceremo da zero i negoziati, e non prenderemo il patrimonio storico e lo getteremo via. Né cercheremo la formula perfetta», ha dichiarato il presidente Usa, precisando che «il successo dipende dal fatto che tutte le parti agiscano con un senso d'urgenza. È finito il tempo di discutere di un avvio di negoziati. È il momento di andare avanti. Devono iniziare negoziati sullo status permanente, e devono iniziare subito». Una urgenza, quella avvertita da Obama, che va a discapito dei diritti del popolo palestinese e verso la ulteriore legittimazione sullo scenario internazionale della colonizzazione di Gerusalemme est (occupata nel 1967) e della Cisgiordania. «Piano piano Obama, forse per il calo di consensi nel suo paese, sta riconducendo la questione mediorientale, come anche la questione afghana, su strategie simili alle precedenti amministrazioni», ci spiega Michele Giorgio. L'indietreggiamento lessicale di Obama è un duro colpo «per i palestinesi e soprattutto per L'Autorità Nazionale Palestinese, la quale aveva riversato speranza sul cambio di strategia dell'attuale amministrazione Usa».


Ma la continua colonizzazione di Gerusalemme est presenta anche fenomeni inaspettati o difficilmente prevedibili. È il dato che riguarda quasi un migliaio di palestinesi che hanno deciso di comprare casa nelle colonie adiacenti Gerusalemme. «Ci troviamo di fronte a numeri bassi ma non marginali», spiega Michele Giorgio. «Chi si immaginava pochi nuclei di palestinesi arroccati negli insediamenti si sbaglia. Il numero è superiore a mille. Il fenomeno è una conseguenza alle politiche di Israele su Gerusalemme est: mancanza di sevizi e costante negazioni di licenze edilizie, rispetto una forte esplosione demografica». Una scelta, quella di trasferirsi nelle colonie, atta anche a non perdere la cittadinanza privilegiata che garantisce la residenza a Gerusalemme rispetto quella nei territori occupati.

(alessandro di rienzo)2009-09-23 18:58:57
Fonte foto: alquds

Condividi

| | | More

Commenta