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non si arrestano le aggressioni a roma e a napoli

Omofobia, Carfagna: «Sarà aggravante», ma i movimenti lamentano l'assenza di politiche sociali

Il provvedimento avrebbe l'appoggio delle opposizioni, ma le comunità omosessuali chiedono anche altro

Emergenza omofobia in Italia, dopo le ormai numerose aggressioni di Roma, Napoli e altre città. Il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna ha annunciato un provvedimenti: «La linea del governo e del ministero è di prevedere delle aggravanti per reati con finalità di discriminare la vittima per l'orientamento sessuale». Ma i collettivi e associazioni GLBT denunciano la mancanza di politiche di inclusione sociale nelle città. (Intervista a Marialuisa, la ragazza aggredita a giugno a Napoli per aver difeso un amico omosessuale insultato)

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Marialuisa sta bene. La sventura di fine giugno non ha intaccato il suo generoso sorriso. Allora passava una serata in piazza Bellini, nel centro storico di Napoli, quando una banda di balordi ha preso a insultare un ragazzo omosessuale. Marialuisa allora intervenne per difendere l'amico offeso. Si prese per tutta risposta una abbondante dose di cazzotti e calci che quasi quasi gli costò un occhio. Quell'occhio due e mesi dopo gli si appanna ogni tanto, una lavata di acqua fresca basta a mandare via il fastidio. Seguono e seguiranno visite mediche per monitorare la ripresa della vista provata. Ma la città non si cura. Non si è curata da giugno. Sette giorni fa a cinquanta metri dal luogo del pestaggio di Marialuisa due omosessuali sono stati picchiati da una trentina di ragazzi. Ieri, a Roma, due bomba carta sono state fatte esplodere nella gay street. Qualche giorno prima l'incendio al Qube. Identiche scene di omofobia si sono registrare anche a Palermo come a Rimini. Marialuisa ascolta la radio, avverte sulla sua pelle l'ultima emergenza nazionale, quella omofobica. Apre il giornale e legge il rituale degli interventi: Paola Concia per il Pd, la ministra Mara Carfagna per il Governo, i sindaci Alemanno e Iervolino a manifestare lo sdegno cittadino per gli incidenti avvenuti nelle rispettive città. «Un copione che si ripete», amaramente sottolinea Marialuisa. Un brutto copione. Eppure Marialuisa è una resistente. Per il solo fatto che appena il medico gli ha concesso il permesso di deambulare fuori il reparto di oculistica dell'ospedale Pellegrini è tornata nella piazza dell'aggressione. Sola o in compagnia. Con la sola scorta della propria dignità. A manifestare intimamente che la pubblica piazza è di tutti, quindi anche sua, oltre che degli amici omosessuali. E che non c'è ragione che tenga a giustificare scene di aggressione omofobica, razziale, o di altro tipo. È un centro storico insicuro quello che oggi viene percorso da Marialuisa. Non più una isola felice dove poter essere quello che ci si sente di essere, ma un percorse tra luoghi considerati tane e la terra di nessuno: il bar dell'amico, il fruttivendolo solidale che sa della brutta storia, il capannello di amici dove sentirsi in famiglia. Nel mezzo la terra di nessuno, dove alcuni ti minacciano o nella migliore delle condizioni ti consigliano di farti i fattacci tuoi. Eppure Marialuisa non ci sta. Continua a camminare, a piedi, nel centro storico di Napoli. Altrimenti si lascerebbe l'intera agibilità della città, del centro storico, ai picchiatori. Picchiatori contro i picchiati: oggi perché sei omosessuale, domani perché sei nero, dopodomani perché hai un cappello giallo. La barbarie. Marialuisa non ci sta. Ascolta la radio e appura che a Roma è la stessa identica storia. Prende atto che purtroppo la sua è una battaglia solitaria, o pochi, troppo pochi. All'indomani della bella manifestazione a piazza Bellini che solidarizzava con Marialuisa ancora in ospedale un decreto della giunta comunale chiudeva piazza Bellini alle 2 di notte. Locali chiusi per direttiva comunale. Piazze vuote per la “sicurezza” e per accattivarsi il voto dei residenti contro quello dei commercianti, (sembra che in quell'utenza elettorale il centrosinistra napoletano debba recuperare). L'unico presidio che garantisce Marialuisa e quelli come lei a casa a trascorrere il resto serata. Furono promesse telecamere, già decretate dall'amministrazione comunale, ma ancora non sono arrivate. Ed ecco un altro pestaggio. Marialuisa non è stanca. La puoi incontrare per Napoli nella sua quotidiana resistenza. Non ha rancore per i suoi picchiatori. «Vivono un disagio sociale, certo una città dove non ci sono campetti e dove le iniziative che si svolgono avvengono tutte al chiuso, al fine di etichettarti, cosa vuoi che non ti succeda...», è la feroce critica ad una città che non va. I suoi aggressori sono liberi, liberi anche di incrociare per strada Marialuisa. La loro difesa è la classica utilizzata nelle aggressioni omofobiche, ovvero ricondurre il tutto ad una normale rissa, senza aggravante omofobica. La stessa strategia è quella adottata da “svastichella”, l'accoltellatore omofobico romano. A chi al presidio imputava alla Iervolino scarsa attenzione per politiche di inclusione sociale la sindaca rispondeva «che ci avrebbe pensato il prossimo sindaco fascista». Le istituzioni cittadine, tutte ormai, propongono una militarizzazione della città e invitano tutti ad andare a nanna prima. Una politica diversa rispetto le altre capitali europee dove si rimane in giro fino a tardi e le piazze piene arginano raid razziali ed omofobici. Marialuisa la si incontra per Napoli, non lasciamola sola.



Emergenza omofobia in Italia, dopo le ormai numerose aggressioni di Roma, Napoli e altre città. Il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna ha annunciato un provvedimento in tal senso: «La linea del governo e del ministero è di prevedere delle aggravanti per reati con finalità di discriminare la vittima per l'orientamento sessuale». Ma i collettivi e associazioni di GLBT denunciano la mancanza di politiche di inclusione sociale nelle città. (Intervista a Marialuisa, la ragazza aggredita a Napoli, a fine giugno, per aver difeso un amico omosessuale insultato)


 


Marialuisa sta bene. La sventura di fine giugno non ha intaccato il suo generoso sorriso. Allora passava una serata in piazza Bellini, nel centro storico di Napoli, quando una banda di balordi ha preso a insultare un ragazzo omosessuale. Marialuisa allora intervenne per difendere l'amico offeso. Si prese per tutta risposta una abbondante dose di cazzotti e calci che quasi quasi gli costò un occhio. Quell'occhio due e mesi dopo gli si appanna ogni tanto, una lavata di acqua fresca basta a mandare via il fastidio. Seguono e seguiranno visite mediche per monitorare la ripresa della vista provata. Ma la città non si cura. Non si è curata da giugno. Sette giorni fa a cinquanta metri dal luogo del pestaggio di Marialuisa due omosessuali sono stati picchiati da una trentina di ragazzi. Ieri, a Roma, due bomba carta sono state fatte esplodere nella gay street. Qualche giorno prima l'incendio al Qube. Identiche scene di omofobia si sono registrare anche a Palermo come a Rimini. Marialuisa ascolta la radio, avverte sulla sua pelle l'ultima emergenza nazionale, quella omofobica. Apre il giornale e legge il rituale degli interventi: Paola Concia per il Pd, la ministra Mara Carfagna per il Governo, i sindaci Alemanno e Iervolino a manifestare lo sdegno cittadino per gli incidenti avvenuti nelle rispettive città. «Un copione che si ripete», amaramente sottolinea Marialuisa. Un brutto copione. Eppure Marialuisa è una resistente. Per il solo fatto che appena il medico gli ha concesso il permesso di deambulare fuori il reparto di oculistica dell'ospedale Pellegrini è tornata nella piazza dell'aggressione. Sola o in compagnia. Con la sola scorta della propria dignità. A manifestare intimamente che la pubblica piazza è di tutti, quindi anche sua, oltre che degli amici omosessuali. E che non c'è ragione che tenga a giustificare scene di aggressione omofobica, razziale, o di altro tipo. È un centro storico insicuro quello che oggi viene percorso da Marialuisa. Non più una isola felice dove poter essere quello che ci si sente di essere, ma un percorse tra luoghi considerati tane e la terra di nessuno: il bar dell'amico, il fruttivendolo solidale che sa della brutta storia, il capannello di amici dove sentirsi in famiglia. Nel mezzo la terra di nessuno, dove alcuni ti minacciano o nella migliore delle condizioni ti consigliano di farti i fattacci tuoi. Eppure Marialuisa non ci sta. Continua a camminare, a piedi, nel centro storico di Napoli. Altrimenti si lascerebbe l'intera agibilità della città, del centro storico, ai picchiatori. Picchiatori contro i picchiati: oggi perché sei omosessuale, domani perché sei nero, dopodomani perché hai un cappello giallo. La barbarie. Marialuisa non ci sta. Ascolta la radio e appura che a Roma è la stessa identica storia. Prende atto che purtroppo la sua è una battaglia solitaria, o pochi, troppo pochi. All'indomani della bella manifestazione a piazza Bellini che solidarizzava con Marialuisa ancora in ospedale un decreto della giunta comunale chiudeva piazza Bellini alle 2 di notte. Locali chiusi per direttiva comunale. Piazze vuote per la “sicurezza” e per accattivarsi il voto dei residenti contro quello dei commercianti, (sembra che in quell'utenza elettorale il centrosinistra napoletano debba recuperare). L'unico presidio che garantisce Marialuisa e quelli come lei a casa a trascorrere il resto serata. Furono promesse telecamere, già decretate dall'amministrazione comunale, ma ancora non sono arrivate. Ed ecco un altro pestaggio. Marialuisa non è stanca. La puoi incontrare per Napoli nella sua quotidiana resistenza. Non ha rancore per i suoi picchiatori. «Vivono un disagio sociale, certo una città dove non ci sono campetti e dove le iniziative che si svolgono avvengono tutte al chiuso, al fine di etichettarti, cosa vuoi che non ti succeda...», è la feroce critica ad una città che non va. I suoi aggressori sono liberi, liberi anche di incrociare per strada Marialuisa. La loro difesa è la classica utilizzata nelle aggressioni omofobiche, ovvero ricondurre il tutto ad una normale rissa, senza aggravante omofobica. La stessa strategia è quella adottata da “svastichella”, l'accoltellatore omofobico romano. A chi al presidio imputava alla Iervolino scarsa attenzione per politiche di inclusione sociale la sindaca rispondeva «che ci avrebbe pensato il prossimo sindaco fascista». Le istituzioni cittadine, tutte ormai, propongono una militarizzazione della città e invitano tutti ad andare a nanna prima. Una politica diversa rispetto le altre capitali europee dove si rimane in giro fino a tardi e le piazze piene arginano raid razziali ed omofobici. Marialuisa la si incontra per Napoli, non lasciamola sola.


 


 


 


(alessandro di rienzo)2009-09-03 19:03:02
Fonte foto: enrico pizza

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