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I Pasdaran chiedono processi per i leader dell'opposizione

Iran, funzionari ammettono torture sui detenuti

Karroubi scrive a Rafsanjani denunciando stupri ai danni degli attivisti arrestati

In una lettera inviata all'ex presidente iraniano e ora guida del Consiglio degli Esperti, l'esponente riformista Mehdi Karroubi riporta le testimonianze di dirigenti e detenuti: giovani donne e uomini hanno subito violenti stupri riportando gravi danni fisici e psicologici. Alti funzionari ammettono torture sugli attivisti arrestati nelle proteste contro Ahmadinejad. Il presidente lascia parlare le sue milizie, che chiedono di portare in tribunale i leader dell'opposizione, veri ispiratori della "rivoluzione di velluto" di Teheran

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Mehdi Karroubi, uno dei leader dell'opposizione riformista iraniana, chiede che venga aperta un'inchiesta per accertare verità e responsabilità riguardo presunti stupri compiuti nelle prigioni ai danni dei manifestanti arrestati nelle proteste di strada scoppiate dopo il 12 giugno scorso in seguito alla contestata rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad.


La richiesta è stata avanzata in una lettera inviata dieci giorni fa all'ex presidente Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, attualmente presidente del Consiglio di discernimento del regime e dell'Assemblea degli Esperti, divenuto uno dei maggiori sostenitori dell'opposizione. Quelle guidate da Rafsanjani sono due istituzioni chiave nel regime iraniano, e la sua guida ha assunto negli ultimi tempi un peso rilevante in seguito all'aperta contrapposizione alla guida suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei. Lo stesso ex presidente, alcune settimane durante la tradizionale preghiera del venerdì aveva chiesto la liberazione di tutti i manifestanti arrestati.


Nella lettera - il cui contenuto è apparso sul sito internet del suo partito Etemad Melli - Karroubi denuncia essere stato informato da alti funzionari di «comportamenti vergognosi» tenuti nelle prigioni e parla di violenze sessuali compiute su numerosi giovani: «Diverse persone arrestate hanno affermato che giovani donne sono state stuprate selvaggiamente»,, ma a subire le violenze sono stati anche i ragazzi che «soffrono da allora di depressione e gravi problemi psicologici e fisici».


Contemporaneamente emergono anche ammissioni di torture da parte di funzionari iraniani. Il direttore del carcere di Kahrizak, arrestato dalla polizia in seguito alla chiusura dell'istituto voluta da Khamenei per il mancato rispetto dei diritti dei detenuti - gesto che aveva fatto parlare di allentamento della morsa del regime - ha ammesso che molti delle centinaia di attivisti qui rinchiusi dopo il 12 giugno sono stati torturati e tre di loro, tra i quali il figlio di uno stretto collaboratore dell'ex candidato conservatore alle presidenziali Mohsen Rezai - da qui l'intervento di Khamenei -, sarebbero morti. Affermazioni confermata anche dal procuratore generale Qorbanali Dori-Najafabadi: «Sono accaduti episodi indifendibili e chi ne è stato protagonista pagherà».


Il presidente Ahmadinejad non resta a guardare, ma non essendo nella posizione per esprimersi direttamente, lascia parlare i Pasdaran, le milizie islamiche pilastro del suo potere, che puntano il dito contro i leader dell'opposizione ancora in libertà, chiedendo che vengano messi alla sbarra: «Se Moussavi, Karrubi e Khatami sono i principali sospettati della cosiddetta “rivoluzione di velluto” in Iran, e lo sono» scrive sul loro giornale Sobhe Sadegh il capo dell'ufficio politico, l'ultra conservatore Yadwollah Javani, «ci aspettiamo che la magistratura indaghi su di loro, li arresti, li processi e le punisca».

(ami)2009-08-10 13:29:16

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