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il 19enne fu ucciso a sprangate dopo il furto di un pacco di biscotti in un bar di milano

Omicidio Abba, condannati a 15 anni e 4 mesi i due baristi accusati

Il fratello: «ucciso per razzismo»

Si è concluso ieri pomeriggio a Milano il processo per l'omicidio Abba, il 19enne ucciso a sprangate per aver rubato un pacco di biscotti in un bar. «Negro di merda» era stato definito dagli autori dell'omicidio, padre e figlio proprietari del bar, condannati a oltre 15 anni di carcere. La difesa si dice pronta a dar battaglia, mentre la famiglia della vittima ha rifiutato il risarcimento proposto dai condannati prima del processo.

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Si è svolto a porte chiuse, ieri a Milano, il processo per l'omicidio di Abdoul Guiebre, detto Abba, il 19enne originario del Burkina Faso ucciso a sprangate il 14 settembre 2008 perchè sorpreso a rubare un pacco di biscotti in un bar.
In Aula erano presenti i genitori del 19enne. Il pm di Milano Roberta Brera, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto la condanna a 16 anni e 8 mesi per Fausto e Daniele Cristofoli, padre ed il figlio di 51 e 31 anni, proprietari del bar processati con l'accusa di "concorso in omicidio aggravato da futili motivi".


Nelle scorse udienze gli imputati avevano chiesto perdono alla famiglia della vittima. Prima del processo, dopo aver venduto la loro casa, avevano offerto 100mila euro come risarcimento: una somma che la famiglia di Abdoul non aveva accettato perché secondo loro, a decidere il risarcimento deve essere il giudice.


A conclusione del processo, il gup di Milano Nicola Clivio ha condannato a 15 anni e 4 mesi i due baristi, accogliendo l'impianto accusatorio del pm. Le parti civili avevano chiesto 600 mila euro di risarcimento ma il giudice ha stabilito come provvisionale 100 mila euro ai genitori della vittima e 25 mila euro per ciascuna delle tre sorelle.


Assane Guiebre si è detto parzialmente soddisfatto all'uscita dall'aula, ma è convinto che nulla potrà restituirgli suo figlio. «Mi aspettavo una pena più severa, ma sarebbe stata la stessa cosa. Il perdente sono io che sono senza mio figlio», spiega. Sui baristi presenti nell'aula del Tribunale di Milano, ha aggiunto: «li ho visti e non credo al loro pentimento». Il legale di parte civile Mirko Mazzali commenta che si tratta di una «sentenza giusta. «Mio fratello è stato ucciso per razzismo» commenta invece una delle sorelle del 19enne. «Li ho guardati e ho visto che non si sono pentiti».


Sono infatti pronti a ricorrere in Appello i legali dei due assassini: Marco Bolchini ed Elisabetta Radici hanno dichiarato all'uscita dal Tribunale di essere «pronti a dare ancora battaglia in aula». «È una sentenza che ci soddisfa solo in parte - spiega Bolchini - insisteremo in appello per trasformare l'accusa da omicidio volontario in preterintenzionale».


 

(ami)2009-07-17 13:00:38
Fonte foto: (ami)

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