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La bicicletta ritrovata

Riscoprire spazio e tempo

Intervista a Marc Augè

In occasione dell'uscita del libro di Marc Augè, "Il bello della biciletta" edito da Castoldi Boringhieri, proponiamo un'intervista al filosofo francese, che propone una utilizzo della biciletta per riappropriarci di due dimensioni simboliche essenziali che la modernità ha snaturato, spazio e tempo. Dal mito alla utopia nella visione di Augè la bicicletta può aiutarci a riscoprire un «nuovo umanisimo». Infine un commento del filosofo sul ruolo di movimenti internazionali come la Critical Mass.

Marc Augé, sociologo antropologo e filosofo, conosciuto a livello internazionale per la teoria dei non luoghi. Il suo ultimo libro tratta di un tema diverso ma collegato a questo, il titolo del libro è "Il bello della bicicletta", edito da Castoldi Boringhieri, un inno all'uso della bicicletta in cui parla di una dimensione mitica, epica e utopica della bicicletta, ci vuole spiegare brevemente cosa intende?


Credo che la bicicletta è mitica per diversi aspetti. Perchè rinvia al nostro passato mitico perchè siamo tutti andati in bicicletta da adolescenti, è mitica perché è associato a grandi eventi sportivi avvenuti nel tempo e che hanno mosso l'attenzione di popoli interi, è epica perché ha visto affrontarsi campioni che erano appassionanti almeno quanto le storie dell'Iliade, e la bicicletta è un mito radicato, come tutti i miti nella esperienza quotidiana di ciascuno, permette di riallacciare con il passato e l'ideale poi c'è un'impressione più concreta che è quella di riscoprire le dimensioni di spazio e tempo. Non è la stessa cosa attraversare la città con un mezzo pubblico, in macchina o in bicicletta, si va più veloci che a piedi ma si ricreano degli itinerari, ovvero si rinventano i propri percorsi... su questo piano c'è un parallelismo possibile tra il ciclismo e la scrittura... ed è molto importante di questi tempi di riscoperta delle grandi dimensioni simboliche di spazio e tempo che cambia... perchè viviamo in un momento storico in cui pensiamo che lo spazio è accorciato e possiamo spostarci quasi istantaneamente e abbiamo l'impressione che tutto va così veloce che non c'è più tempo... come se tutto avvenisse nel presente delle immagini, della comunicazioni e non teniamo più lezioni dal passato e prospettiva verso l'avvenire. Allora certo non dico che la bicicletta potrebbe risolvere tutto questo ma al suo livello sì perché permette di riscoprire la complessità dello spazio e il limite della propria durata, non si va in bicicletta nello stesso modo a 15 anni e a 60... E' una prova concreta della libertà sottoposta al tempo e spazio e penso che sia una formazione quasi umanista in un mondo in cui tutto questo è dimenticato.


Secondo lei oltre a queste dimensioni ce n'è anche una legata prettamente alle relazioni sociali in cui la bicicletta potrebbe essere un mezzo per rinnovare i rapporti umani tra le persone soprattutto nelle grandi metropoli oramai sclerotizzate dallo stress cittadino?


Sì lo credo, sono stato molto colpito nelle cittadine italiane di media dimensione come Bologna Parma dove c'è una certa "felicità urbana" che certamente era doveva qualcosa all'uso quotidiano della bicicletta nel centro città. E' evidente che facilita le relazioni, ci sono i ciclisti che parlano tra loro, è raro vederne uno che parla al telefono mentre pedala.. è un' occasione di contatti umani rinnovati e in questo sensi sì c'è una forte dimensione sociale.


Conosce il movimento delle Critical mass e cosa ne pensa, crede possa essere un modo per rinnovare le relazioni sociali all'interno della città...


E' sempre molto interessante seguire questi movimenti, c'è bisogno di movimenti come questi che mobilitino l'attenzione e siamo esemplari ma soprattutto contribuiscano a mobilitare l'interesse delle persone e le politiche urbane perché.. è una questione di misura, è evidente che il problema è complesso, il mondo è diventato una grande città, il problema è evidentemente quello di gestire la vita in città. Poi ci sono delle tendenze pesanti come l'urbanizzazione del mondo e la demografia galoppante, e quindi si deve giocare sui due fronti. Le città sono spesso inquinate e da parte nostra no possiamo non avere coscienza del fatto che bisogna gestire tutto questo e non distruggere troppo il piccolo pianeta su cui viviamo e per questo un'ideale ecologico può cercare di diffondersi sulla terra ma sono ancora degli ideali difficili a realizzare perché non tutte le città sono pensate per la bicicletta e non è sempre facile realizzare le strutture adeguate. Io ho una idea abbastanza modesta dell'utilizzazione della bici, ma esemplare.

(sara sartori)2009-05-29 16:06:51

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