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respingimenti, venerdì Maroni incontra il rappresentante Unhcr per l'Italia

Ddl sicurezza, via libera della Camera tra le polemiche
Monito di Napolitano: «Troppa retorica xenofoba»

Berlusconi sicuro: «Non si riferisce a noi, siamo contro la xenofobia»

Il governo incassa il sì definitivo della Camera: 297 i voti a favore, 255 i contrari, 3 gli astenuti. Durante la seduta bagarre tra maggioranza, governo e opposizione, Franceschini chiama in causa i «bambini fantasma» e Maroni replica seccato: «Basta falsità». In mattinata le parole del Capo dello stato, Berlusconi scaccia le critiche: «Noi contro la xenofobia, dai vescovi nessuna critica e gli italiani sono con noi». Domani il ministro dell'Interno incontra il rappresentante dell'Unhcr per l'Italia, il Consiglio Italiano per i Rifugiati (video) commenta la proposta del governo per il riconoscimento in Libia dei migranti.

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Via libera dall'Aula di Montecitorio al ddl sicurezza, che ora passa al Senato per l'esame definitivo: il "pacchetto sicurezza" ha ottenuto la fiducia della Camera con 297 sì, 255 no e 3 astenuti. Una votazione svolta in un clima di assoluta tensione tra la maggioranza, insieme con i rappresentanti del governo, e l'opposizione dopo una seduta caratterizzata da un acceso scontro verbale. Dopo una provocazione lanciata dal capogruppo della Lega Roberto Cota - «Il governo Berlusconi ha finalmente attuato l'accordo con la Libia. È qui la differenza tra chi le cose le dice e chi invece le fa. Invece in Italia ci sono da una parte la Lega che è il partito della gente e voi di sinistra che difendete i clandestini», ha detto il leghista -, si infiamma lo scontro tra il leader del Pd Dario Franceschini e il ministro dell'Interno Roberto Maroni: nel suo intervento il numero uno democratico contesta i provvedimenti sull'immigrazione inseriti nel ddl attraverso cui il governo ha «impedito di fatto il matrimonio tra irregolari, reso impossibile l'iscrizione all'anagrafe di bambini di genitori non in regola, bambini invisibili». A queste parole Maroni esplode e polemizza dai banchi del governo, per poi calmarsi al richiamo della vicepresidente dell'Aula Rosy Bindi. A proseguire le polemiche è il ministro per le Politiche europee Andrea Ronchi, che inveisce contro l'esponente pd e continua la polemica. Gli insulti e le proteste piovono poi dagli scranni dell'opposizione per interrompere ripetutamente l'intervento del capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto.


La polemica si sposta poi fuori dall'Aula e il leader leghista Umberto Bossi torna ad attaccare il segretario del Pd, accusandolo di non avere una reale comprensione delle esigenze della popolazione: «Io ascolto la gente, non come Franceschini. Il suo mi è sembrato un suicidio in diretta, lui non ascolta la gente».


Oltre al voto la giornata è stata caratterizzata dalle parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intervienuto nel dibattito sull'immigrazione in maniera decisa. «Si diffonde una retorica pubblica che non esita, anche in Italia, ad incorporare accenti di intolleranza e xenofobia», ha detto il Capo dello stato all'assemblea annuale delle Fondazioni europee, sottolineando come lo stretto nesso tra povertà e disuguaglianza imponga che le «misure rivolte a ridurre la povertà e quelle contro l'esclusione sociale» vadano «di pari passo». «Solo in questo modo si può evitare che coloro che si trovano in fondo alla scala sociale rimangano confinati in quella posizione», ha affermato Napolitano.


Il premier Berlusconi è però convinto che le frasi del Presidente della Repubblica non riguardino il governo: «Noi siamo contro la xenofobia», ha affermato ai giornalisti il presidente del Consiglio, cercando di spegnere sul nascere ogni polemica con il Quirinale. Un colpo di spugna anche sulle critiche giunte in questi giorni dai vescovi della Cei riguardo i respingimenti dei migranti: «Non ho conoscenza di critiche da parte dei vescovi. Ho parlato spesso con i responsabili della Cei e sui nostri provvedimenti ho sempre trovato accoglienza positiva. Berlusconi ha quindi difeso il ddl varato dal suo governo: «Il 76% degli italiani condivide l'operato del governo. La differenza tra noi e la sinistra è che loro vogliono le porte spalancate per chiunque, noi le vogliamo chiuse e vogliamo socchiuderle solo per chi vuole venire in Italia per trovare lavoro e rispettare le nostre leggi».


Il tema dei respingimenti sarà di nuovo al centro del dibattito venerdì, quando il ministro Maroni sarà a confronto diretto con Laurens Jolles, delegato dell'Unhcr per l'Italia, in cui esporrà la proposta di creare una struttura in Libia per valutare sul posto i requisiti per la richiesta di asilo. La posizione dell'Alto Commissariato per i rifugiati è però nota: «Se le persone vengono intercettate dall'Italia - ha detto Jolles -, non possono essere valutate in Libia. Non si possono automaticamente rimandare in Libia le persone che vengono intercettate in Europa», anche perché l'Unhcr la «piccola capacità» Unhcr nel paese africano non permette di «vedere tutti e avere accesso a tutte le strutture».

(ami)2009-05-14 20:57:41
Fonte foto: Raim94

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