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Lettera dell'Unhcr al governo: «gravemente preoccupati per le politiche italiane»

Immigrazione, nuovi contrasti tra Italia e Onu

Berlusconi: «Migranti reclutati dalla criminalità». Franceschini: «Barconi trasformati in spot elettorale»

L'Unhcr scrive una lattera al governo e chiede che vengano riammessi i migranti respinti per identificare coloro che necessitano di protezione internazionale. In Italia è scontro istituzionale tra Berlusconi e Fini: per il premier sui barconi «di gente che ha diritto d'asilo non ce n'è», posizione in contrasto con il presidente della Camera che invece ricorda l'obbligo di verificare. Attacco del leader del Pd Franceschini: «I barconi dei disperati trasformati in uno spot elettorale per le prossime elezioni». Nell'intervista (audio) Laura Boldrini, portavoce per l'Italia, illustra la posizione dell'Unhcr.

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Nuove critiche, questa volta ufficiali, dell'Onu al governo italiano. Dalla sede di Ginevra è giunta la notizia che la rappresentanza di Roma dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha inviato a Palazzo Chigi una lettera per esprimere «grave preoccupazione» per i recenti rinvii in Libia di migranti intercettati o soccorsi in mare e per chiedere di «riammettere quelle persone rinviate dall'Italia e identificate dall'Unhcr quali individui che cercano protezione internazionale». Il portavoce a Ginevra Ron Redmond ha spiegato che obiettivo della lettera è di «affermare che l'Unhcr, pur essendo cosciente del problema che l'immigrazione irregolare pone all'Italia e agli altri Paesi dell'Ue, resta gravemente preoccupato che la politica ora applicata dall'Italia mina l'accesso all'asilo nell'Unione europea e comporta il rischio di violare il principio fondamentale di non respingimento», che secondo le Nazioni Unite non conosce limitazioni geografiche. La preoccupazione maggiore riguarda l'assenza di garanzie di protezione internazionale per i migranti in Libia, paese che non ha firmato la Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951: «In considerazione del fatto che gli Stati sono responsabili delle conseguenze delle loro azioni che colpiscono persone sotto la loro giurisdizione, chiediamo al governo italiano di riammettere quelle persone respinte e identificate dall'Unhcr quali individui che chiedono protezione internazionale. Le loro domande d'asilo potrebbero allora essere determinate in conformità alla legge italiana».


Sul tema dei respingimenti sembrano esserci tutti i presupposti anche per uno scontro tutto italiano tra il presidente del Consiglio e il presidente della Camera, il quale aveva sollevato dubbi sul mancato rispetto da parte delle autorità italiane delle norme sul diritto d'asilo: Fini, pur precisando che «respingere l'immigrato clandestino non viola il diritto internazionale», aveva puntualizzato che «anche noi abbiamo come tutti gli altri il dovere di verificare se tra quelli che vengono respinti ci siano persone che hanno il diritto di richiedere asilo». Ieri, al suo arrivo a Sharm el Sheikh per il vertice italo-egiziano, Silvio Berlusconi ha invece dichiarato che sui barconi dei migranti che partono dall'Africa «di gente che ha diritto d'asilo non ce n'è», per poi glissare definitivamente sull'argomento.


Il premier non ha mancato tuttavia di difendere la posizione scelta dal governo e contestata dalle istituzioni internazionali: «Non mi piace la parola respingimenti». Quanto all'asilo, «ci sono leggi che ci impongono di farlo e diamo asilo a chi viene da Paesi dove non c'è libertà e dove c'è uno stato di polizia. Comunque - ha aggiunto - noi abbiamo sempre uno spirito umanitario». Infine il premier ha attaccato l'opposizione accusandolo di volere che «le porte del nostro paese siano spalancate a tutti, quindi anche ai clandestini», mentre «noi invece riteniamo che le porte debbano essere chiuse o socchiuse soltanto per chi viene in Italia per lavorare ed integrarsi».


Immediata la replica del leader del Pd, Dario Franceschini, che a «Panorama del giorno» ha ribadito che in materia di respingimenti «vanno rispettate le norme internazionali, oltre che il buon senso». «Non lo diciamo solo noi faziosi dell'opposizione - ha detto Franceschini - ma anche il Consiglio d'Europa, le Nazioni Unite, i vescovi italiani. Si tratta di rispettare la dignità dell'uomo e le leggi italiane e internazionali». Secondo il leader del Partito Democratico « I barconi pieni di disperati sono stati trasformati in uno spot elettorale per le prossime elezioni, come se fossero un manifesto per raccogliere voti e questa è la cosa più immorale».


Intanto oggi il governo ha posto alla Camera la questione di fiducia sui propri tre maxi emendamenti al ddl sicurezza. La reazione dell'opposizione a Montecitorio non si è fatta attendere: il capogruppo del Pd alla Camera Antonello Soro ritiene che la scelta del governo disattenda «le sollecitazioni del capo dello Stato e del presidente della Camera, e viola la logica su cui in quest'Aula si basa il voto segreto». L'Italia dei Valori non usa mezzi termini: «Il regime c'è, sta avanzando, sta strisciando nonostante le denunce dell'Onu, del Consiglio Ue, del Vaticano», ha detto il vicepresidente dei deputati dell'Idv Fabio Evangelisti in Aula a Mmontecitorio.


Da Sharm El Sheik però il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rincara la dose: secondo il premier i migranti «sono persone che hanno pagato un biglietto, non sono persone spinte da una loro speciale situazione all'interno di Paesi dove sarebbero vittime di ingiustizie, ma sono reclutate dal mondo del lavoro o del non lavoro in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali». Gli «accordi con la Libia» per il rimpatrio degli immigrati clandestini, ha sottolineato Berlusconi, «li ho gestiti io, li ho sottoscritti io, Maroni esegue quelli che sono gli accordi presi direttamente tra me ed il leader libico Gheddafì». Il premier si è detto infine contento che gli esponenti del Pd Piero Fassino e Francesco Rutelli si siano espressi a favore della politica dei respingimenti.

(ami - audio: valerio perogio)2009-05-12 16:10:17

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