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VIOLENZA SULLE DONNE

Combattere la cultura dello stupro

E' il monito lanciato dalla Casa delle Donne di Bologna

I recenti casi di stupro hanno riacceso l'attenzione dei media e della politica sulla violenza contro le donne. Intervista ad Angela Romanin, operatrice della Casa delle donne per non subire violenza di Bologna. Secondo la recente indagine Istat del 2006, quasi cinque milioni di donne subiscono violenza sessuale: il 69,7% degli stupri è opera di partner, il 17,4% di un conoscente e il 6,2% di estranei. Romanin: «Da anni i centri antiviolenza chiedono al governo italiano di sottoscrivere un piano nazionale di contrasto alla violenza contro le donne». Ma quel piano non arriva mai.

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Lo scorso 14 febbraio tre nuovi casi di stupro hanno fatto salire il conteggio delle violenze che si consumano quotidianamente sulle donne in Italia. A Bologna, per dare solidarietà e sostegno alle vittime di questi abusi, c'è la Casa delle donne per non subire violenza. Aperto dal 1990, il centro è gestito dall'omonima associazione e costituisce un importante punto di ascolto. «La violenza contro le donne – spiega Angela Romanin, una delle operatrici – è un problema complesso che tocca tutte le sfere personali della vita di una donna: va a incidere sulle sue relazioni sessuali e sociali, sul suo benessere psicologico e materiale».

La violenza sessuale in Italia è un crimine perpetrato frequentemente a danno di tantissime donne. Secondo i dati Istat del 2006, sono quasi cinque milioni quelle che subiscono violenza, ovvero stupri, tentati stupri, molestie fisiche sessuali e altre attività degradanti e umilianti, compresi i rapporti non desiderati ma subiti per timore delle conseguenze. L'autore della violenza si nasconde spesso in ambienti domestici: il 69,7% degli stupri è infatti opera del partner, il 17,4% di un conoscente e il 6,2% di estranei. Per questa ragione, Angela Romanin sottolinea il bisogno di uno sforzo congiunto con il governo e la necessità di una svolta: «Da anni i centri antiviolenza chiedono al governo italiano di sottoscrivere un piano nazionale di contrasto alla violenza contro le donne. Tutti i Paesi europei l'hanno fatto in ottemperanza alle disposizioni europee». All'appello manca dunque soltanto l'Italia: piano nazionale significa un impegno comune e ad ampio raggio, formazione di tutte le figure professionali, istituzione di protocolli e centri di intervento. Su questo versante, la Spagna rappresenta un modello: la penisola iberica ha infatti prodotto una legge nazionale per agevolare l'intervento contro la violenza sulle donne, per esempio fornendo un grande sostegno alle donne nel corso del procedimento penale.

Di fronte ai recenti episodi di violenza, l'Italia si è fatta travolgere dal potere enfatico dei mezzi di comunicazione di massa. Dopo mesi di silenzio, televisione e giornali sono tornati a occuparsi di abusi sulle donne cavalcando l'onda del dibattito politico, che ora inneggia alla castrazione chimica e alla giustizia fai da te. «Quando si parla di sicurezza – chiarisce Angela, spostando il nodo della questione – bisognerebbe intenderla in senso più ampio di quello delle ronde per la strada, dell'illuminazione pubblica, del taxi rosa, del telefono gsm. Sicurezza significa poter contare su servizi sociali efficienti». La politica italiana è avvertita.

(alessio aymone)2009-02-17 11:31:20
Fonte foto: (ami)

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