Login | Home | Foto | Servizi | Clienti | Produzioni

Multimedia

guarda il video video non presente audio non presente foto

ISRAELE

Israele, la difficile strada verso il nuovo governo

Carlo Galli: «Probabile allenza fra il partito di centro e quello di Netanyahu»

Le recenti elezioni in Israele hanno assegnato 28 seggi al partito di centro guidato da Tzipi Livni e 27 alla destra nazionalista di Netanyahu. Si profila l'ipotesi di una grande alleanza. Intervista a Carlo Galli, docente di Storia delle dottrine politiche all'Università di Bologna, che spiega: «L'unico elemento stabilizzatore della politica israeliana è Obama». Sul piano di tregua di 18 mesi fra Hamas e Israele nella Striscia di Gaza Galli è scettico: «Hamas ha al suo interno diverse anime non facilmente controllabili dall'ala dialogante politica».
- Kadima, una vittoria piccola piccola

Ora che sono stati confermati i risultati delle elezioni politiche israeliane, con il partito centrista Kadima che ha un solo seggio di vantaggio sulla destra nazionalista del Likud, la formazione del governo si prospetta particolarmente difficile, condizionata dalla possibilità di una futura grande alleanza. È di questo avviso anche Carlo Galli, docente di Storia delle dottrine politiche all'Università di Bologna: «Il sistema elettorale istituzionale israeliano non consente la riduzione della complessità delle opinioni» con la conseguente creazione di situazioni di sostanziale ingovernabilità. Galli intravede l'ipotesi di un'alleanza fra il partito di centro e quello di Netanyahu, ma su questo fronte avverte che per il primo c'è il rischio di cadere in una trappola. «Anche se il suo leader, Tzipi Livni, diventasse ministro degli Esteri, sarebbe comunque al traino di una politica di destra», il che le farebbe perdere i consensi ottenuti in questa circostanza dalla sinistra liberista.

L'ago della bilancia destinato a risolvere questo pasticcio politico pende a favore di Avigdor Lieberman e della sua formazione di estrema destra. Secondo Carlo Galli, le sue oscillazioni vanno però analizzate sotto un profilo quantitativo e qualitativo. A determinare la differenza numerica tale da far scattare la maggioranza nella nuova Knesset potrà infatti essere uno qualunque dei piccoli partiti di destra, ma da un punto di vista qualitativo non si verrebbe a creare nessun particolare cambiamento. «Credo paradossalmente – spiega Galli – che non esista un ago della bilancia in Israele. L'elemento stabilizzatore della politica israeliana si trova infatti fuori da Israele ed è Obama». L'auspicio e unica ipotesi possibile è che «la nuova politica statunitense verso il Medio Oriente costituisca il quadro capace di dare forma a iniziative politiche che non sono più nella capacità e nella forza politica degli attori locali». Sulle spalle del nuovo successore di Bush pesa dunque una ulteriore grande responsabilità.

All'orizzonte non c'è soltanto uno scenario politico complicato ma anche una tregua di diciotto mesi fra Hamas e Israele nella Striscia di Gaza. Il piano, che dovrebbe essere annunciato entro 48 ore dall'Egitto, prevede l'apertura di sei valichi e la sospensione delle attività militari. Secondo il docente di Storia delle dottrine politiche, il Cairo si sta rivelando «un elemento cardine» alle cui capacità di persuasione e negoziazione andranno eventualmente ricondotti gli effetti positivi di una interruzione delle ostilità. «La tregua con Hamas può essere stipulata» ma, come dimostrano anche esperienze precedenti, «Hamas ha al suo interno diverse anime non facilmente controllabili dall'ala dialogante politica». Il rischio di un sabotaggio della tregua è quindi sempre dietro l'angolo.

(alessio aymone)2009-02-13 13:01:17
Fonte foto: (ami)

Condividi

| | | More

Commenta