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SCIOPERO

Sciopero generale, Cgil: «Siamo oltre 700 mila»

Epifani: «Sciopero dopo siopero il governo cambierà politica»

Fp-Cgil e Fiom insieme in piazza a Roma contro le politiche anticrisi del governo Berlusconi e gli accordi separati. Tre cortei di lavoratori pubblici e privati, numerosi anche gli studenti. Folta la rappresentanza politica con i partiti della sinistra, presente anche parte del Pd, D'Alema: «Dobbiamo rappresentare i lavoratori». Assente il segretario Veltroni. Dal palco di piazza San Giovanni l'intervento di Epifani: «Continueremo la nostra iniziativa per strappare altre risposte e per cambiare la politica del governo contro la crisi». Critico sullo sciopero il ministro Sacconi: «E' un errore, Cgil isolata».

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«Siamo più di 700 mila». Tanti i partecipanti, secondo il segretario generale della Funzione Pubblica Cgil, Carlo Podda, ai tre cortei sfilati a Roma in occasione dello sciopero generale indetto congiuntamente da Fp-Cgil e Fiom per la giornata di venerdì. Le politiche anticrisi attuate dal governo Berlusconi e la contrarietà all'accordo sui contratti siglato con le parti sociali senza il consenso della Cgil il 23 gennaio scorso; la difesa del diritto allo sciopero e la tutela della Costituzione: questi i temi al centro della manifestazione.


I cortei, partiti dalla centrale piazza della Repubblica e dalle stazioni Tiburtina e Ostiense, hanno attraversato la capitale: tute blu e impiegati insieme per la prima volta, mossi da «obiettivi unificanti» e dalla volontà di «contrastare la campagna di contrapposizione tra pubblico e privato avviata dal ministro Brunetta», come spiega il segretario generale Fiom, Gianni RInaldini. Al quale fa eco il leader Cgil, Guglielmo Epipfani, che legge nell'iniziativa unitaria «una risposta a chi ha cercato di dividere tra Cipputi e Travet, ma i lavoratori non si fanno dividere».


«La dignità nel lavoro è un bene pubblico. Basta proprietà + salario + diritti, legalità», recita lo striscione sorretto in testa al corteo, presa successivamente dai lavoratori di Pomigliano d'Arco al grido di «Pomigliano non si tocca». Numerosi anche gli studenti medi: «Siamo qui perchè di questi lavoratori noi siamo il futuro», dicono. Folta anche la rappresentanza politica, con bandiere ed esponenti dei partiti della sinistra. Ma anche di una parte del Pd.


In strada sfilano Rosy Bindi e Cesare Damiano, Piero Fassino sostiene che essere in piazza con i lavoratori è necessario così come lavorare per ritrovare «una piena unità di intenti tra Cgil, Cisl e Uil, perché l'unità sindacale è un bene prezioso». «E' necessario e urgente garantire chi perde il posto di lavoro e quindi occorre una riforma degli ammortizzatori sociali che sia in grado di proteggere anche i lavoratori precari e a tempo determinato», sostiene invece Massimo D'Alema, invocando un «rilancio dello sviluppo, ottenendo il credito alle imprese, e gli investimenti pubblici» da affiancare a un programma di riduzione fiscale «come sta facendo l'amministrazione Obama in America, mentre in Italia tutto questo non si fa». «Il Pd deve rappresentare i lavoratori», ha aggiunto l'ex ministro degli Esteri, scansando le polemiche sull'assenza del segretario Veltroni - «Non è qui perché ha anche altre responsabilità», impegnato nella chisura della campagna elettorale sarda -, il quale ha però inviato un messaggio di vicinanza, accolto positivamente da Epifani: «La lettera di Veltroni esprime una sostanziale vicinanza alle ragioni dello sciopero. È un passo avanti rispetto alla mobilitazione del 12 dicembre scorso». La polemica politica è però nutrita dall'ex segretario Prc, Fausto Bertinotti, che pur invitando a «non gettare le divisioni politiche addosso alla gente che lotta per difendere il proprio posto di lavoro e il salario», rimarca l'assenza dei democratici: «Il problema è evidente: qui oggi il sindacato c'è, il Pd no». Costruire un'opposizione insieme con la Cgil, «la vera cosa che manca al nostro paese», è l'obiettivo dell'attuale segretario comunista, Paolo Ferrero.


Confluiti in un unico corteo, i manifestanti hanno poi raggiunto piazza San Giovanni, dove Epifani ha tenuto il suo intervento, dopo i segretari di categoria Rinaldini e Podda. «Berlusconi è preoccupato per la crisi? E' la prima volta che esprime questa preoccupazione e spero ci sia una coincidenza con la nostra iniziativa», tuona contro il presidente del Consiglio il leader di Corso Italia. Cosa ha fatto il governo italiano per contrastare la crisi, si chiede Epifani: «La Francia ha investito 6 miliardi di euro per il settore auto, noi 6 miliardi per tutti i provvedimenti? Possibile che tutti i governi sbaglino e il nostro sia l'unico che va nella giusta direzione?». «Può un governo di fronte a questa crisi eccezionale decidere, come ha fatto la Gran Bretagna, di tassare i redditi sopra i 150 mila euro per sostenere i redditi da 500-600 euro al mese? Può farlo senza che ci sia un sentimento di lesa maestà ma solo spirito di condivisione?», incalza Epifani, «e invece il Governo non ha dato questa risposta, ma ha lavorato per riformare i contratti». La Cgil, asssicura il segretario, proseguirà nella sua azione e il 5 marzo porteerà in piazza i pensionati, poi i lavoratori della scuola e infine la grande manifestazione del 4 aprile al Circo Massimo. «Sono convinto che sciopero dopo sciopero riusciremo a far cambiare la politica economica al governo»


Scettico sull'iniziativa della Cgil è però il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che definisce «un errore» la decisione dello sciopero. Piuttosto, sostiene Sacconi, il sindacato di Corso Italia farebbe meglio a «riflettere sull'isolamento» in cui è finito, valutando invece l'ipotesi di «ricongiungersi con le altre organizzazioni».

(ami)2009-02-13 16:30:45
Fonte foto: (ami)

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