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CRISI

Gli effetti della crisi sull'Emilia-Romagna

La recessione globale non colpisce solo le regioni pił deboli

Negli ultimi mesi del 2008 la crisi in regione ha avuto un deciso balzo in avanti. Meccanica, biomedicale e ceramico i settori più colpiti ma la recessione non risparmia nessuno. Intervista a Danilo Barbi, Segretario generale di Cgil Emilia-Romagna. «La minaccia del posto di lavoro riguarda circa 150mila lavoratori, fra precari e a tempo indeterminato». E le previsioni per il futuro non sono rosee.

Difficile, se non impossibile, sottrarsi al virus della crisi economica globale che da mesi affligge anche l'Italia. E l'Emilia-Romagna, modello di produttività fiorente, non fa certo eccezione. Gli effetti si fanno già sentire: secondo Danilo Barbi, Segretario generale di Cgil Emilia-Romagna, la regione è alle prese con fenomeni quali l'aumento della cassa integrazione, sia ordinaria che straordinaria, l'incremento dei lavoratori inseriti nelle liste di mobilità, l'elevato numero di richieste di cessazione di imprese, sia commerciali che industriali, e il calo degli ordinativi e del fatturato.

Le cifre sono agghiaccianti e parlano chiaro: «La crisi intesa come minaccia del posto di lavoro – spiega Barbi – riguarda fra i 40mila e i 50mila lavoratori precari» cui si aggiungono «circa 80mila lavoratori assunti con contratti a tempo indeterminato». A conti fatti, dunque, a vedere seriamente messo in pericolo il proprio lavoro sono quasi 150mila persone in tutta la regione. Nel 2008 in Emilia-Romagna il ricorso alla cassa integrazione ordinaria è cresciuto del 159% con punte significative registrate nei settori metallurgico (+191%), meccanico (+261%), del vestiario abbigliamento e arredamento (+196%), delle trasformazioni minerali (+256%), della carta e dei poligrafici (+253%). La crisi pesa soprattutto nelle province di Ferrara, Piacenza, Bologna e Modena. Sul versante della cassa integrazione straordinaria invece il ricorso in regione segna un aumento di oltre il 31%: colpiti prevalentemente i settori del legno (+1000%), delle attività agroindustriali (+1000%), delle trasformazioni minerali (+244%) e della meccanica (+159%).

Le previsioni per l'immediato futuro non sono rosee. «Purtroppo – avverte Danilo Barbi – pensiamo che il peggio deve ancora venire nei prossimi mesi del 2009». Ma una ricetta da attuare subito c'è: per affrontare la crisi occorre infatti evitare la strada più semplice per le imprese, ossia «quella della chiusura degli stabilimenti o dei licenziamenti», «dismettere le politiche di investimento» e «non avere un atteggiamento che scarica le difficoltà sul terreno dell'occupazione e della capacità produttiva». Messaggio lanciato: ora spetta a istituzioni, governo e sistema delle imprese fare un concreto passo avanti.

(alessio aymone)2009-02-05 08:21:20
Fonte foto: (ami)

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