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URANIO IMPOVERITO

Maxi risarcimento a ex militare malato di tumore

Condannato il ministero della Difesa. «Soldati senza protezioni»

Maxi risarcimento di oltre mezzo milione di euro per un ex militare italiano impegnato in Somalia tra il '92 e il '93. Il giovane si ammalò di tumore per presunta contaminazione da uranio impoverito. Il ministero condannato perché non fornì protezioni adeguate ai nostri soldati. Intervista a Falco Accame, presidente di un'associazione che assiste le vittime arruolate nelle forze armate: «I militari americani avevano tute protettive, i nostri erano in calzoncini corti».

Dal dicembre 1992 al luglio 1993, Gianbattista Marica, un giovane militare di Orbetello, è stato impegnato come paracadutista nell'ambito della missione "Ibis" dell'esercito italiano in Somalia. E' in quel periodo della sua vita che Gianbattista si è ammalato di una particolare forma di tumore che prende il nome di linfoma di Hodgkin. La causa del suo male, secondo i medici presso cui è stato in cura, sarebbe la contaminazione da uranio impoverito, una sostanza presente in Somalia all'epoca delle operazioni militari.


A distanza di più di quindici anni, e dopo varie richieste di risarcimento andate a vuoto, per l'ex militare Marica è arrivata una sentenza a suo modo storica. Il Tribunale civile di Firenze, infatti, ha condannato il ministero della Difesa a pagargli un risarcimento di oltre mezzo milione di euro, per l'esattezza 545.061 euro.


La sentenza si basa sulla relazione di un consulente tecnico che ha affermato l'esistenza di un nesso causale tra l'esposizione all'uranio impoverito e il sorgere del tumore e su due distinti documenti del Dipartimento militare statunitense e della Nato. Nel primo, che risale al '93,  si legge che «quando i soldati inalano o ingeriscono uranio impoverito incorrono in un potenziale incremento del cancro»; con il secondo documento, invece, la Nato, nel 1984, aveva messo in guardia i Paesi membri circa la pericolosità per la salute di questa scoria nucleare.


Con la sentenza del Tribunale fiorentino, dunque, sono state messe sotto accusa le responsabilità del nostro ministero della Difesa per il fatto di non aver fornito ai militari italiani di stanza in Somalia le protezioni adeguate a evitare possibili danni derivanti dall'esposizione all'uranio impoverito.


C'è stato «un atteggiamento non ispirato ai principi di cautela e responsabilità da parte del ministero della Difesa - si legge nel testo della sentenza - consistito nell'aver ignorato le informazioni in suo possesso, già da lungo tempo, circa la presenza di uranio impoverito nelle aree interessate dalla missione e i pericoli per la salute dei soldati collegati all'utilizzo di tale metallo; nel non aver impiegato tutte le misure necessarie per tutelare la salute dei propri militari e nell'aver ignorato le cautele adottate da altri Paesi impegnati nella stessa missione, nonostante l'adozione di tali misure di prevenzione fosse stata più volte segnalata dai militari italiani».


Alle epoca delle operazioni militari in Somalia, infatti, sul campo erano impegnati anche i soldati americani i quali, secondo le testimonianze dello stesso Marica e di altri militari italiani, indossavano tutte le protezioni necessarie a proteggersi dall'uranio impoverito.


Sulla vicenda, abbiamo intervistato Falco Accame, presidente dell'Anafavav, un'associazione che assiste le vittime arruolate nelle Forze armate, nonché ex presidente della Commissione Difesa della Camera. «Mentre i militari americani operavano con tute, maschere, guanti e occhiali, i nostro soldati, a quaranta gradi all'ombra, erano in calzoncini corti», ci ha raccontato.


Per Accame la sentenza del Tribunale di Firenze è un fatto «storico» e potrebbe aprire la strada alle richieste di risarcimenti di altri familiari di vittime della contaminazione da uranio impoverito.
E' importante sottolineare, ha però ribadito l'ex parlamentare, che la condanna non si basa «sulla pericolosità medica» di questa sostanza, ma mette in evidenza «la responsabilità politica-militare» dei vertici militari del nostro Paese per non aver fornito «protezione adeguata» ai militari impegnati sul territorio. «E' questa la vera novità della sentenza» - ha concluso Falco Accame, secondo il quale ora si potrebbero aprire le porte di un procedimento penale a carico del ministero, visto che «nella sentenza si afferma che quello che è successo è un reato».


Foto: Roberto Ferrari


 

(ami)2009-01-14 14:33:56
Fonte foto: (ami)

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